Detenuto ferisce un agente, riesplode il caso Castrogno

4 Ottobre 2020

Qualche giorno prima aveva tentato di colpire un medico Il Sappe: «Situazione ingestibile, servono provvedimenti»

TERAMO. Un altro agente di polizia penitenziaria aggredito da un detenuto nel carcere di Castrogno, l’ennesimo di una lunga serie di episodi che riaccende i riflettori su uno degli istituti penitenziari più affollati della regione.
È accaduto nei giorni scorsi quando un detenuto italiano che sta scontando una pena definitiva nella sezione alta sicurezza ha colpito con una testata in pieno volto l’agente a cui aveva chiesto delle informazioni. Lo stesso detenuto già qualche giorno prima aveva tentato di aggredire un medico. L’agente ha riportato una contusione al setto nasale e il detenuto è stato denunciato. Immediata la protesta del sindacato Sappe che in una nota a firma del segretario provinciale Giuseppe Pallini scrive: «L’episodio dimostra l’allarmante situazione delle carceri italiane e in particolare di quello teramano abbandonato da tempo dall’amministrazione centrale e regionale e diventato ricettacolo di detenuti riottosi, ingestibili e psichiatrici, che per effetto della miscela esplosiva determinata dal sovraffollamento delle celle (340 detenuti a fronte di una capienza di 277) e della endemica carenza di personale di polizia (ben 80 unità in meno rispetto all’organico previsto) sono diventati ingovernabili. Nonostante il gravissimo episodio ancora non vengono prese le dovute iniziative disciplinari e di allontanamento dell’istituto. Servono, dunque, provvedimenti urgenti e concreti». E aggiunge: «Il regime di sorveglianza prevede restrizioni al trattamento ai diritti dei detenuti ritenuti pericolosi per la sicurezza penitenziaria. In base all’articolo 14 bis possono essere sottoposti a regime di sorveglianza particolare per un periodo non superiore a sei mesi, che può essere prorogato più volte, ma ogni volta in misura non superiore a tre mesi, i detenuti che con i loro comportamenti compromettono la sicurezza negli istituti penitenziari, quelli che con la violenza o le intimazioni impediscono le attività degli altri detenuti, quelli che nella vita penitenziaria mettono in stato di soggezione atri detenuti. E invece tutto questo non avviene, ora per il Covid 19 ora perchè il soggetto detenuto non può supportare eventuali sanzioni disciplinari».
Sul caso interviene anche il segretario nazionale del Sappe Donato Capece che in una nota scrive: «Quel che è accaduto, di una violenza inaccettabile, ci ricorda per l'ennesima volta quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario».(d.p.)
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