Detenuto psichiatrico aggredisce due agenti

22 Agosto 2015

TERAMO. Nel carcere di Castrogno si consuma l’ennesima aggressione agli agenti di polizia penitenziaria. Due agenti sono stati picchiati da un detenuto psichiatrico che li ha colpiti mentre lo...

TERAMO. Nel carcere di Castrogno si consuma l’ennesima aggressione agli agenti di polizia penitenziaria. Due agenti sono stati picchiati da un detenuto psichiatrico che li ha colpiti mentre lo riaccompagnavano in cella. Il detenuto è lo stesso che qualche giorno fa ha aggredito un infermiere che stava lavorando nel penitenziario. «L’avevamo annunciato, era questione solo di tempo», denuncia il segretario provinciale del Sappe Giuseppe Pallini, «questi gravissimi episodi accaduti a distanza ravvicinata di tempo altro non sono che la punta di un iceberg di un problema, quello della gestione dei detenuti psichiatrici, mai risolto dall’amministrazione penitenziaria regionale».

Una situazione insostenibile per il Sappe, che auspica da parte del parlamento l'approvazione della legge che consenta alla polizia penitenziaria l'uso della pistola elettrica. «Oramai i poliziotti teramani sono abituati a vivere sulla propria pelle certe vicende e sicuramente non si aspetta alcun ringraziamento per il delicato compito svolto a tutela della sicurezza e del rispetto della legalità in un luogo dimenticato da tutti», continua Pallini, «ma bisogna intervenire». E’ da anni che il sindacato chiede all’amministrazione penitenziaria di non inviare detenuti con gravi patologie sanitarie e psichiatriche a Teramo. «Si continua a voler ignorare», dice Pallini, «che il carcere di Castrogno ospita 345 detenuti su 270 di capienza tollerabile, così come a nulla sono valsi gli appelli all’amministrazione penitenziaria regionale, istituzioni locali e politiche di non inviare detenuti con gravi patologie sanitarie e psichiatriche per il solo fatto che vi è il servizio di guardia medica 24 ore su 24 e una psichiatra per alcune ore della settimana. Le donne e gli uomini della polizia penitenziaria, nonostante la cronica carenza d’organico di 60 unità, con grande sacrificio e alto senso di responsabilità cercano con i pochi mezzi a disposizione di salvaguardare l’incolumità dei reclusi».(d.p.)