Detenuto si laurea: «Voglio combattere povertà e fame»

15 Dicembre 2021

TERAMO. «Aver potuto studiare e capire i miei sbagli mi consentirà di cambiare vita e di essere una persona nuova. Questa laurea è un miracolo e da essa voglio ricominciare per aiutare la mia...

TERAMO. «Aver potuto studiare e capire i miei sbagli mi consentirà di cambiare vita e di essere una persona nuova. Questa laurea è un miracolo e da essa voglio ricominciare per aiutare la mia famiglia, la mia comunità e il mio paese, il Camerun, per combattere povertà, fame e carenza nutrizionale». Sono piene di emozione le parole di Mabouka Gerome, il detenuto della casa circondariale di Castrogno che ieri mattina nell’aula magna dell’università di Teramo si è laureato con il massimo dei voti in Tecnologie agro-alimentari con una tesi su “Lo stato della zootecnia in Camerun e la possibilità di sviluppo delle produzioni latteo – casearie”.
Stringe forte al petto la pergamena di laurea che tanto ha desiderato e per la quale si è impegnato, mentre con gli occhi lucidi, la toga e la tradizionale corona di allora in testa, un dono del suo ex compagno di cella Santo Le Pera e del figlio Giuseppe, si gode gli applausi alla proclamazione. Il pensiero è sempre stato alla famiglia lontana, soprattutto nelle notti in cui si svegliava a studiare.
Ieri la moglie e la figlia hanno seguito in videoconferenza dall'Africa il raggiungimento di un traguardo che aprirà a Gerome una nuova esistenza ripartendo dagli errori che lo hanno portato a scontare già quindici anni di carcere, due ancora da terminare, ma con il desiderio di dimostrare a tutti, in primis a se stesso, che ce l'ha fatta. Il suo arrivo nel ’98 in Italia, il Paese che per lui rappresentava la salvezza, per scelte sbagliate, si è trasformato in tutt’altro. Ora, però, si sente orgoglioso. «Nella vita si può sbagliare, ma bisogna rialzarsi», ha proseguito, «e lo studio ti dà la chiave migliore per farlo. Questo è il giorno più bello della mia vita e ringrazio tutte le persone che mi hanno dato speranza e forza. Non vedo l'ora di lavorare e applicare quello che ho imparato». La sua è una storia di riscatto che gli permetterà un rientro vitruoso nella società civile grazie alla cultura e alla conoscenza.
Il detenuto prima della laurea ha conseguito, quando era nel carcere di Avellino, il diploma di geometra nell'istituto D'Agostino e la vice preside Alfonsina Nazzaro è arrivata dalla Campania per l'occasione. Entusiasti di lui anche i titolari dell’azienda casearia Oliveri di Teramo dove ha svolto il tirocinio per la tesi. Gerome è uno dei 24 studenti detenuti iscritti nell’ateneo teramano come lo è stato Le Pera che si è laureato in Scienze del turismo e Girolamo Casella prossimo alla laurea in biotecnologie alimentari che hanno raccontato le proprie esperienze.
Una giornata nella quale è stato istituito il polo universitario carcerario con la firma dell'accordo tra l’università di Teramo, il provveditorato dell’amministrazione penitenziaria Lazio – Abruzzo – Molise, la casa circondariale di Teramo e la casa di reclusione di Sulmona. «Non lasciare indietro nessuno è nel dna dell'università di Teramo e questo percorso si inserisce nella nostra vocazione all’inclusione», ha commentato il rettore Dino Mastrocola, «formazione e rieducazione dell’individuo in attuazione della Costituzione». Lo studio che ha un «ruolo importante nel reinserimento perché aiuta a far crescere la coscienza individuale» come ha chiosato il direttore del carcere Stefano Liberatore.
«Un processo virtuoso di sinergia tra istituzioni potenziato grazie alla legge su mia proposta sull’esenzione delle tasse universitarie ai detenuti: un primato della Regione Abruzzo», ha evidenziato il garante dei detenuti Gianmarco Cifaldi. «Ci sono vite distrutte da errori che si possono ricomporre» ha concluso Claudio Lo Sterzo, delegato dal rettore alla Conferenza nazionale Poli universitaria penitenziari, «grazie alla cultura e alla formazione che aprono non solo la mente, ma danno uno spiraglio di speranza tra quelle sbarre pesanti e aprono a una vita migliore».
Adele Di Feliciantonio
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