Devono vivere in tre con 280 euro al mese

Il capofamiglia è senza lavoro da tre anni e l’Inps gli chiede la restituzione di una grossa somma
CELLINO. Vivere in tre con 280 euro al mese. Accade anche questo in un’Italia che non trova la forza di risollevarsi. E allora, dopo tre anni di inutili ricerche di un lavoro, si trova anche la forza di superare il pudore e ci si rivolge ad un giornale sperando che qualcuno offra un posto. Di qualsiasi genere. Antonio Spineti, 59 anni, abita a Cellino, in una casa popolare con la moglie e il figlio.
«Prima avevo un’attività in proprio», racconta, «poi ho fatto l’operaio per 9 mesi in un'azienda metalmeccanica che ha chiuso: ho percepito per qualche mese l’indennità di disoccupazione, poi più nulla». Spineti ha fatto qualche lavoro saltuario, ma niente che possa garantire un benessere minimo alla famiglia. Che, anzi, ha ricevuto un’ulteriore batosta. «Sono un invalido civile al 74%, percepisco un'indennità di 280 euro al mese. Ma siccome in quei 9 mesi ho percepito lo stipendio e ho superato il reddito minimo, l’Inps mi ha chiesto indietro i soldi dell’indennità: devo ridare all’istituto più di 5mila euro». Impossibile. «Siamo inquilini della case popolari, ma non possiamo pagare l’affitto», racconta Spineti, «non riesco nemmeno a pagare il consumo dell’acqua e di altre utenze. Mio figlio sta frequentando il quinto superiore, ho difficoltà persino a pagargli l’abbonamento dell’autobus. Certe volte non va a scuola il sabato, così paga quello per 5 giorni a settimana. Certo, si risparmiano solo 2 euro, ma si guarda a tutto».
Spineti non è rimasto con le mani in mano in questi tre anni. «Ho chiesto aiuto a tutti», precisa, «i miei continui tentativi di trovare un nuovo lavoro, recandomi nelle aziende e al centro per l’impiego, chiedendo agli amministratori della Provincia e del mio Comune, non hanno dato alcun esito. Ho chiesto anche aiuto con una lettera indirizzata a vari enti: niente. Ho chiesto aiuto al difensore civico che ha sollecitato varie istituzioni, ma nessuno ha risposto. Il collocamento obbligatorio non serve. Ora mi sono rivolto all’associazione”Robin hood”». Pasquale Di Ferdinando, responsabile dell’associazione consumatori, sottolinea che il caso «è la punta di un iceberg di un forte disagio sociale esistente in provincia, a cui le istituzioni non danno risposte. Ed è ancora più difficile per chi in età avanzata perde il posto di lavoro». Chi volesse dare una chance a Spineti può contattare l’associazione al numero 0861-213192. (a.f.)
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