Di Bonaventura: «Sui conti della società si fa populismo»

TERAMO. «Sembra che per la prima volta alcuni sindaci scoprano che il Ruzzo ha delle difficoltà. E di questo sono stupito e rammaricato perché c'è qualcuno che vuole riscrivere la storia e non lo...
TERAMO. «Sembra che per la prima volta alcuni sindaci scoprano che il Ruzzo ha delle difficoltà. E di questo sono stupito e rammaricato perché c'è qualcuno che vuole riscrivere la storia e non lo permetterò». Dopo il parere dei revisori contabili dell'Ersi sul bilancio della Ruzzo Reti e le relative considerazioni espresse in questi giorni da alcuni sindaci e formalizzate dal primo cittadino di Teramo, Gianguido D'Alberto, sulla questione interviene il sindaco di Notaresco e presidente della Provincia Diego di Bonaventura, che senza mai citare i colleghi attacca duramente il centrosinistra, o almeno quella parte più critica sulla situazione della società, difendendo il lavoro dell'attuale cda dell'ente.
«Che il Ruzzo sia in difficoltà lo sapevano tutti dal 2010-2011», tuona Di Bonaventura, «quando la classe che lo ha governato per tanti anni capì che non era più il caso di gestire il consorzio che gestisce il bene pubblico in quel modo. Perché si cristallizzava, nel 2010-2011, una società che aveva 106 milioni di euro di debiti». Attaccando in particolare il Pd, che per anni ha espresso la governance dell'acquedotto, Di Bonaventura ripercorre la storia degli ultimi anni della Ruzzo Reti, dichiarando come i sindaci che oggi attaccano siano gli stessi che hanno votato il piano industriale della società (con l'unica eccezione del primo cittadino di Teramo, che ha votato contro). «Quelli che oggi scrivono, quelli che mi hanno chiesto l'assemblea dell'Assi, hanno votato il cda», continua Di Bonaventura, «tra l'altro fino al 2018 da 106 milioni di debiti siamo tornati a 97, quest'anno per la prima volta approviamo un bilancio in utile e scriviamo. Vogliamo fare i populisti, di populismo stiamo morendo». Per Di Bonaventura, poi, i sindaci che attaccano il Ruzzo non riuscirebbero a fare alcuna proposta costruttiva. «Dicono: togliamo gli interinali», aggiunge, «va bene, ma gli interinali stanno lì da 15-16 anni. E dove sono stati in questi anni? Gli interinali sono quelli che oggi garantiscono la sicurezza dei depuratori, la pulizia degli acquedotti».
Dagli strali del presidente della Provincia non si salva nemmeno l'Ersi. «Fanno un parere... ma dobbiamo votare sì o no al bilancio?», commenta, «qui non c'è scritto nulla» Riprende invece un passaggio della Ria Grant Thornton, società di revisione esterna del Ruzzo, che esprime un giudizio positivo sulla posizione patrimoniale e finanziaria. «Perché», conclude, «questo cda in cinque-sei anni ha cristallizzato il bilancio con partite reali».
Alessia Marconi
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