Di Centa passa le consegne al commissario

Montorio, l’ex sindaco non commenta lo scioglimento del consiglio. Critici invece Coccagna e Rastelli
MONTORIO. L’ex sindaco di Montorio Gianni Di Centa, il giorno dopo il provvedimento di sospensione del consiglio, ha accolto nel palazzo comunale il commissario prefettizio Marialaura Liberatore, a cui è stata affidata la provvisoria gestione amministrativa.
«Le ho illustrato le cose principali», fa sapere Di Centa, «la ricostruzione in primis, la revisione del piano di emergenza comunale, la residenza per anziani, il polo scolastico, il project financing del cimitero e il progetto per la sistemazione degli impianti sportivi. Poi abbiamo fatto un giro per gli uffic». Nessun commento sulla decisione del prefetto di sciogliere il consiglio. E così si è conclusa l’ultima giornata a palazzo comunale del primo cittadino, che esclude al momento un possibile ricorso al Tar pur ribadendo che «ci sono tutti i presupposti». Al momento, il suo unico pensiero è un commissariamento breve per Montorio, poichè bisogna attendere il decreto del Presidente della Repubblica che dovrebbe arrivare entro il 24 febbraio affinchè si possa votare entro giugno. Diversamente, si andrà incontro ad una lunga fase commissariale, fino al 2019. Sulla sua possibile ricandidatura Di Centa risponde: «Non lo so, per il momento ho bisogno di ritrovare un po di tranquillità».
La nomina della Liberatore, viceprefetto aggiunto in servizio presso la prefettura di Teramo, notificata al sindaco Di Centa venerdì sera qualche minuto dopo le 21, mentre si trovava a palazzo comunale per un incontro con le minoranze preparatorio al consiglio comunale che si sarebbe dovuto tenere ieri mattina, ha colto di sorpresa tutti i presenti. Primo fra tutti, il consigliere di minoranza Aldo Coccagna della lista civica “Montorio nel cuore”. «Sono deluso per come si è conclusa la vicenda», ha detto, «il nostro, come detto in consiglio comunale, era un atto di responsabilità nell’interesse dei cittadini di Montorio. Non potevamo fare altro che trovare con la maggioranza una sintesi di programma, per arrivare a fine mandato con la speranza di portare a termine tutti i progetti». Per Massimo Rastelli, ex consigliere di “Si può fare”, il decreto è «un torto alle istituzioni perché è venuto meno il diritto naturale del consiglio di sopravvivere attraverso la surroga dei dimissionari. Di sicuro avrei preferito un consiglio, una giunta e un sindaco con programmi concordati, piuttosto che un commissario esterno che non conosce i problemi e il territorio, che peraltro versa in una particolare situazione emergenziale. Il consiglio doveva essere l’unica sede ufficiale riconosciuta, dove porre in essere la sfiducia al sindaco motivandone le scelte».
Catia Di Luigi
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