Di Dalmazio: sulla Team non molliamo

Il regista della lista civica si aspetta entro breve dal sindaco gli approfondimenti richiesti, altrimenti sarà rottura
TERAMO. «Sulla Team la lista civica non arretrerà di un centimetro». Mauro Di Dalmazio, consigliere regionale e regista di "Al centro per Teramo" che in Comune siede con due suoi rappresentanti nelle file della maggioranza, soppesa le parole. E' stato lui ad orchestrare l'operazione che ha portato Giovanni Mattucci alla presidenza della Team e sempre lui ne ha avallato la decisione di defilarsi, poche settimane dopo la nomina, per contrasti interni al consiglio di amministrazione. «Il suo è stato uno splendido esempio di non attaccamento alla poltrona», esordisce Di Dalmazio, «una scelta condivisa dalla lista civica con cui ha sollevato questioni che interessano alla collettività». Le dimissioni di Mattucci vanno intese come «un gesto di grande significato politico» che ha interrogato l'amministrazione e primo fra tutti il sindaco Maurizio Brucchi sui disservizi dell'ultimo periodo, con conseguente individuazione delle responsabilità, sulla riorganizzazione interna della società e sulla sua gestione anche in chiave futura. Argomenti per quali, già in sede di avvicendamento tra Mattucci e il nuovo presidente Pietro Bozzelli, sono stati prospettati approfondimenti. Ad annunciarli è stato proprio Brucchi e Di Dalmazio li aspetta a piè fermo insieme ai consiglieri comunali della lista civica Angelo Puglia e Guido Campana. «Non siamo inclini alle interpretazioni dietrologiche», tiene a precisare, «ma i giorni a venire saranno rivelatori». Gli sbocchi possibili sono due. «Se il sindaco farà gli approfondimenti, vorrà dire che è stato colto il significato politico del gesto di Mattucci», fa notare l'ex assessore comunale e regionale, «se così non sarà, dovremo rileggere alla luce di questo esito tutti gli eventi dell'ultimo periodo, a cominciare da quello che ha fatto Bozzelli nel cda».
Il destino della Team, secondo Di Dalmazio, non può prescindere dai nuovi scenari sia d'indirizzo che organizzativi e gestionali del ciclo dei rifiuti. «Il dibattito solo sulla sua natura societaria pubblica o semi privata», osserva, «è fuorviante e parziale». Il processo di trasformazione o consolidamento dell'attuale impostazione deve avere come riferimento costante la legge regionale di riordino del settore firmata proprio da Di Dalmazio quand'era in giunta. «L'obiettivo è ridurre la frammentazione prodotta da oltre duecento società che operano sul territorio abruzzese», spiega l'ex assessore, «e che rappresentano altrettanti centri di costo e a volte di sprechi e inefficienze». Per ottimizzare il servizio, riducendo anche i costi a carico dei contribuenti, la legge punta sulla creazione di un unico ambito regionale d'indirizzo, al quale saranno collegate quattro articolazioni territoriali corrispondenti alle province in ognuna delle quali sarà operativo un solo gestore per raccolta e smaltimento dei rifiuti. «I vecchi consorzi e le società di gestione», avverte Di Dalmazio, «devono andare verso livelli d'integrazione istituzionale e operativa che li rendano competitivi». Per l'ex assessore è ovvio che bisogna partire dalla testa e quindi dalla capacità di mettere insieme gli attuali consorzi e i Comuni che ne fanno parte in unico bacino provinciale. «Dobbiamo avere il coraggio di uscire dal particolarismo e spostare l'asse del confronto», chiarisce, «la vera sfida è sul livelllo istituzionale». Solo da questa premessa potrà nascere una società, parzialmente privata o tutta pubblica come auspica Brucchi, con la forza di proporsi come gestore unico del ciclo dei rifiuti attraverso l'affidamento diretto dei servizi o la partecipazione a gare di livello europeo.
Gennaro Della Monica
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