«Di Filippo mi chiese un appartamento»

In aula il primo teste dei pm accusa il marito della Mastropietro. Respinta l’istanza dei difensori sulle intercettazioni
TERAMO. Un altro scontro, l’ennesimo, tra pubblica accusa e difese a segnare la seconda udienza del processo Castrum e a proiettare l’immagine futura di quella che si annuncia una complessa e sfaccettata istruttoria. A cominciare dalle intercettazioni (con il tribunale che ha respinto l’istanza delle difese di avere delle copie) per finire al primo teste citato dai pm che per circa tre ore resta in aula a rispondere e raccontare (ricordando e dettagliando con estremo rigore) di quel piano di recupero bloccato, di quella cena con i coniugi Di Filippo-Mastropietro (due degli otto imputati (ndr), del non aver denunciato «perchè da noi c’è ancora la cultura che denunciare certi fatti sia disdicevole». Un’udienza durata più di cinque ore, aggiornata all’8 marzo per l’incarico sulla trascrizione delle intercettazioni, per l’audizione di altri testi dei pm e per l’eventuale riunificazione con il secondo filone dell’inchiesta su un presunto giro di appalti e mazzette.
LE INTERCETTAZIONI. E’ l’argomento che continua a generare lo scontro tra i pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta e i difensori che, insieme, hanno presentato un’istanza al tribunale per chiedere le copie di tutte le intercettazioni (quelle allegate all’ordinanza cautelare e tutte le altre). Al collegio difensivo ( composto dagli avvocati Gianfranco Iadecola, Guglielmo Marconi, Gennaro Lettieri, Luca Di Eugenio, Martina Barnabei, Luigi Ferretti, Elena Concordia e Adriana Di Felice) i pm rispondono che le intercettazioni sono a disposizione (quelle allegate alla misura già da maggio), che possono essere ascoltate negli uffici della procura ma che fino ad oggi solo alcuni ne hanno fatto richiesta e solo per ascoltare alcuni file. Ribadiscono più volte i pm De Feis e Sciarretta: «Non vi è stata nessuna violazione del diritto della difesa, fino ad oggi sono state le difese a scegliere di non esaminare e ascoltare le intercettazioni». La pubblica accusa ribadisce la contrarietà a sì che il tribunale accolga l’istanza sulle copie. Istanza che viene successivamente respinta dal collegio (presieduto da Alessandro Iacoboni) che fissa per marzo la camera di consiglio per l’individuazione (da parte di tutti) delle telefonate da trascrivere.
IL TESTIMONE. E’ il professionista giuliese (costituitosi parte civile e rappresentato dall’avvocato Alessandro Recchiuti) che presenta un piano di recupero per delle palazzine di famiglia a Giulianova. Ma il tempo passa e il piano resta bloccato «mentre io e i miei familiari continuamo a pagare il mutuo da 200mila euro». Si tratta di un recupero edilizio di tre fabbricati già esistenti. Ricorda quella volta che riceve la visita dell’ingegnere Stefano Di Filippo (marito del dirigente comunale (ora sospesa) Maria Angela Mastropietro) che gli dice di essere a conoscenza del problema per il piano aggiungendo: «Tutto si può risolvere, basta pagare qualcosa». Lui gli risponde che se riesce a fargli vendere l’immobile è pronto a dargli una «lauda provvigione» e rinvia tutto ad una cena. Che si svolge qualche tempo dopo a Porto d’Ascoli tra lui, il figlio e i coniugi Di Filippo-Mastropietro. «Sapevamo che Di Filippo aveva contatti con molte imprese», racconta, «e quindi avrebbe potuto farci vendere l’immobile. Gli abbiamo ribadito che non avevano liquidità ma avremmo potuto dargli una buona provvigione. Lui rispose che avremmo potuto intestargli un appartamento, magari a prezzo di favore, a un nome che ci avrebbe indicato. E la moglie aggiunse: il nostro stipendio è basso, non siamo mica servi vostri». Per la cronaca il piano di recupero è stato approvato nel 2014, ma nel frattempo nessuno si è fatto avanti per comprare quegli immobili.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

