Di Francesco assolto per il caso maneggio

17 Settembre 2021

L’imprenditore teramano era accusato di truffa dopo la denuncia del costruttore Cerino, per il giudice il fatto non sussiste

TERAMO. Il caso è quello del maneggio. Ovvero l’origine della complessa vicenda, prima economica e poi giudiziaria, che ha portato l’immobiliarista ed ex editore televisivo Aldo Di Francesco e il costruttore Carlo Cerino a processo con l’accusa di essersi affrontati a colpi di acido. Ma accanto a questo procedimento (prima udienza ad ottobre) c’è quello che si è chiuso ieri pomeriggio con l’assoluzione di Di Francesco imputato per truffa dopo la denuncia dello stesso Cerino proprio per il maneggio di Piano d’Accio proprietà di Cerino ma gestito da una società che, secondo la Procura, sarebbe nei fatti riconducibile a Di Francesco dopo un accordo tra due.
Di Francesco è stato assolto con la formula più ampia del fatto non sussiste al termine del rito abbreviato che si è svolto ieri pomeriggio davanti al gup Lorenzo Prudenzano. Con Di Francesco (assistito dall’avvocato Gianni Falconi) per cui la Procura aveva chiesto una condanna a un anno e sei mesi (pm titolare del fascicolo Francesca Zani, pm d’udienza Silvia Scamurra), sono stati assolti anche gli altri due imputati Luigi Colli (difeso dall’avvocato Gennaro Lettieri) e Emidio Di Giandomenico (difeso dall’avvocato Sabrina Marinozzi). La Procura aveva accusato Di Francesco di truffa, così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, per «aver proposto a Cerino, dopo averne guadagnato capziosamente la fiducia, di rilevare la gestione del suo maneggio, ubicato in zona Piano d’Accio, in cambio del proprio impegno a richiedere ed ottenere tramite millantate fidate conoscenze negli ambienti preposti (uffici del Comune di Teramo) licenze urbanistiche- edilizie altrimenti non ottenibili, necessarie sia per evitare la demolizione dell’impianto, sia per consentire all’interno dello stesso il proseguimento dell’attività sportiva». E ancora: «Induceva in errore il Cerino Carlo che si determinava a cedere al prevenuto prima per sei anni e poi per 99 anni, di fatto senza il pagamento di alcun corrispettivo, il possesso dell’impianto sportivo di Piano d’Accio (maneggio) e a eseguire presso il medesimo impianto, su sua committenza anche lavori di miglioramento per circa 300mila euro a fronte dei quali Cerino, nonostante precisi accordi in tal senso, non riceveva mai alcun corrispettivo».
Nell’ambito di questo secondo fascicolo la Procura teramana aveva chiesto il sequestro dell’impianto sportivo ma il giudice Prudenzano lo aveva respinto così motivando nel provvedimento: «Dagli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero non paiono ricavabili elementi di prova rappresentativi del ricorso, da parte di Di Francesco, ad artifici o raggiri in danno di Cerino al fine di indurre tale persona a sottoscrivere i negozi giuridici richiamati nei capi d’imputazione». Va detto che nel 2019 c’è stata una sentenza del tribunale teramano che ordina a Cerino la demolizione di opere abusive costruite sull’area del centro ippico.
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