L’ultimo saluto a Emidio Pepe: «Addio nonno, con i tuoi vini ti sei guadagnato l’immortalità»

foto di Giampiero Marcocci
Il commosso ricordo della nipote Chiara: «Ha imbottigliato il buono, il bello, luce, natura e tempo». Marsilio: «Interprete della nostra identità». L’abbraccio dello scrittore Sangiorgi
TORANO NUOVO. «E così nonno ti sei guadagnato l’immortalità. Imbottigliando vini che sfidano il tempo e condividendo i valori che promettiamo di far rivivere nel quotidiano con la stessa caparbietà, costanza e fedeltà alla vita che ci hai insegnato tu». Con queste parole, Chiara De Iuliis Pepe ha salutato il nonno Emidio, il signore del vino sempre con la coppola. Ai funerali, la nipote di Pepe ha raccontato frammenti di vita trascorsa accanto al nonno, un personaggio che ha dato un’anima al vino: «Ha imbottigliato il buono, il bello, la luce, la natura ed il tempo», questo ha fatto Pepe nel ricordo della nipote.
Pepe e i suoi viaggi per far conoscere il vino dell’Abruzzo anche all’estero: «È il giramondo che t’aveva insegnato a te a stare al mondo e, allora», ha detto ancora la nipote, «dovevamo fare noi lo stesso. Erano le prime bottiglie che portavi in valigia con te a New York ad averti dato la fiducia che, se non potevi essere profeta in patria, allora sì, potevi diventare il re del mondo. Perché viaggiare con nonno era un po’ così: era come viaggiare con un campione della Nba o con un attore da Oscar».
Pepe è morto due giorni fa all’età di 94 anni; lascia la moglie Rosa e le figlie Stefania, Daniela e Sofia. Nato nel 1932 da una famiglia contadina della provincia di Teramo, Pepe è cresciuto immerso nella cultura agricola e vitivinicola. La produzione di vino faceva già parte della storia familiare: il nonno vinificava dal 1899, attività proseguita dal padre. Ma è con Emidio che è arrivata la svolta decisiva: nel 1964 l’intuizione di smettere di limitarsi alla vendita sfusa e iniziare ad imbottigliare il vino. Una scelta che è nata dalla convinzione che il patrimonio viticolo abruzzese potesse esprimere qualità e identità così forti da meritare una valorizzazione autonoma e riconoscibile.
«Perché non hai mai dubitato di te? Quando ti chiedevano, rispondevi che tu, nella vita, non avevi sbagliato mai. Mai mancato un colpo. Ecco, la tua stima non è mai mancata. A lavorare, infatti, eri bravo solo tu», ha detto la nipote alla folla davanti alla chiesa della Madonna delle Grazie. Altri ricordi: «Eri la passeggiata svelta fra i vigneti, gli spaghetti al sugo, quelli di tua moglie che pure Mario Soldati se ne mangiò due piatti. Eri la festa di compleanno del 27 luglio con la fisarmonica». Presenti alla cerimonia il presidente della Regione Marco Marsilio di FdI, l’assessore regionale alle Infrastrutture Umberto D’Annuntiis di FdI, i consiglieri regionali Dino Pepe del Pd e Marilena Rossi di FdI, il sindaco di Torano Anna Ciammariconi in fascia tricolore.
«Pepe», ha detto Marsilio, «lascia un’eredità straordinaria fatta di qualità, dedizione e rispetto per la tradizione, che continuerà a vivere nelle generazioni che porteranno avanti il suo lavoro e nei vini che raccontano, con forza e autenticità, l’anima dell’Abruzzo». Marsilio ha raccontato l’ultima visita in cantina: «Ho avuto l’onore di incontrarlo nel febbraio dello scorso anno, durante una visita nella sua cantina: un momento che porto con me come testimonianza viva della sua passione, della sua visione e del profondo legame con la terra d’Abruzzo. In lui ho riconosciuto non solo un grande imprenditore, ma un autentico interprete dell’identità del nostro territorio».
Lo scrittore Sandro Sangiorgi, che con il libro “Manteniamoci giovani” ha raccontato vita e vino di Pepe, ha ricordato così il passaggio di consegne con la figlia Sofia: «Qualcuno dice, è vero, Emidio era molto sicuro di sé. Una delle sue battute più belle era: “Ma a te ti ha insegnato qualcosa qualcuno? No, no, no, ho imparato tutto da me”. Eppure, un giorno Emidio ha detto a Sofia: ho sbagliato, bisogna che adesso ci pensi tu. E nessuno se l’aspettava e, invece, ha avuto anche questa forza incredibile di riconoscere che il tempo per fare il passaggio di consegne era arrivato. Da quel momento non si è messo più in cantina».
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