Di Gennaro: un disegno per farmi fallire

2 Ottobre 2016

Il costruttore dice la sua sugli appartamenti di viale Orsini: «È sciacallaggio, vogliono ottenerli a prezzi fuori mercato»

TORTORETO. «Speculazioni immobiliari per ottenere gli appartamenti a prezzi fuori mercato e farci fallire, ma io continuerò la lotta credendo nella giustizia, anche per rispetto dei creditori». Un fiume in piena Flavio Di Gennaro, che ieri ha rotto il suo silenzio insieme ai legali e ad alcuni inquilini, per difendere le scelte dell'omonima azienda tortoretana di costruzioni a rischio fallimento, da qualche giorno tornata al centro dei riflettori per la questione degli sfratti nella palazzina "Orsini 63" di Giulianova. E lo fa in maniera durissima, parlando di truffa, ma anche di aggressioni fisiche e verbali, ai suoi danni e mostrando un faldone pieno di documenti, tra cui decine di denunce da lui presentate.

Nel raccontare la sua verità sugli appartamenti, per Di Gennaro «occupati abusivamente», l'imprenditore riparte dal 2014, quando firma preliminari di compravendita e contratti di locazione con ditte riconducibili all'imprenditore Luca Liberati per 53 unità abitative (una trentina nell'edificio giuliese, gli altri in due stabili di Tortoreto Lido): «In virtù delle parole di elogio di alcuni professionisti della provincia, abbiamo deciso di stipulare i contratti, blindandoli con apposite e puntuali clausole risolutive. Il corretto adempimento di questi, avrebbe consentito alla Di Gennaro costruzioni di diminuire sensibilmente l'esposizione debitoria verso gli istituti di credito fornitori, dando nuova linfa all'azienda. Con grande stupore, però, sin dai giorni successivi alla stipula, gli assegni sono tornati indietro protestati perché recanti firme difformi o per mancanza di provvista». Arriva quindi la prima di una lunga serie di denunce: «Siamo stati costretti a sporgere denuncia-querela alla Guardia di finanza di Giulianova, dando avvio ad attività di indagine capillare, lunga e laboriosa, grazie alla quale è stata delineata un'ipotesi delittuosa a carico di Liberati e dei legali rappresentanti delle società coinvolte: dopo il rinvio a giudizio da parte della Procura di Teramo, il processo inizierà il 6 dicembre prossimo».

Da lì altre denunce, anche per la situazione di degrado venutasi a creare nella palazzina, con furti, allacci abusivi e non solo: «Abbiamo visto serrature dei portoni sostituite e immissioni arbitrarie negli immobili, con il supporto di personaggi di dubbia moralità e fare minaccioso: io stesso, per evitare un'occupazione abusiva, sono stato aggredito fisicamente, finendo al pronto soccorso con prognosi di 35 giorni. Era iniziato, da parte di Liberati e di uomini di fiducia, come se ne avesse legittimità a farlo, un sistema di affitti e subaffitti a terzi degli appartamenti, 31 di questi nel condominio Orsini 63. Poi caos e modi tal volta violenti di alcuni subconduttori, che hanno creato tensione anche con i proprietari degli altri appartamenti venduti direttamente da noi e che ci ha costretto a chiedere più volte l'intervento delle forze. Oltre alla tutela penale, la Di Gennaro costruzioni ha esperito azioni di giustizia civile con procedimenti d'urgenza, che hanno portato a esiti favorevoli sia in primo che in secondo grado, che legittimano gli sfratti attualmente in corso di esecuzione. Esecuzione che è iniziata un anno fa a seguito di una sentenza che ha riconosciuto le enormi irregolarità delle azioni di Liberati».

Quindi sulla polemica degli ultimi giorni: «Le famiglie, quelle con figli si contano sulle dita di una mano, hanno quindi avuto (ed hanno ancora) tutto il tempo per organizzarsi e trovare altre sistemazioni, evitando il disagio tanto decantato. Paradossalmente, inoltre, qualcuno di tali occupanti ha all'interno del condominio anche la disponibilità di un secondo appartamento sub locato, da cui trae profitto. Dietro la questione ci sono interessi forti: lo stabile è un gioiello che attira sciacalli pronti alla speculazione immobiliare».

Luca Tomassoni

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