Di Gregorio: «Non avevo alcun debito»

3 Aprile 2024

Il falegname dà la sua versione sulla lite fatale con l’imprenditore calabrese. E chiede di nuovo di andare ai domiciliari

ROSETO. Per la prima volta Rolando Di Gregorio, il falegname 56enne rosetano accusato dell’omicidio dell’imprenditore calabrese Franco Sciammarella a Cuba e attualmente in un centro di detenzione a Las Tunas, dà la sua versione dei fatti alla stampa. E intanto l’avvocato cubano che lo assiste ha richiesto ieri per la seconda volta i domiciliari dietro la presentazione di una cauzione, sperando che questa volta il giudice accolga l’istanza.
Secondo Di Gregorio, che è riuscito a scrivere la sua verità solo il 25 marzo scorso e ha inviato una lettera scritta all’ambasciata italiana a Cuba, ai carabinieri di Pineto, sua città di residenza, e alle altre autorità competenti, avrebbe sì dovuto restituire dei soldi a Sciammarella, ma non per un prestito. «Sciammarella mi aveva dato 120mila pesos (moneta locale di Cuba) perché, essendo io falegname, avrei dovuto fargli delle porte. Sono però dovuto partire e allontanarmi per un periodo da Cuba, e così il lavoro non l’ho effettuato. A quel punto Sciammarella voleva indietro i soldi, e io gli ho detto di vederci perché glieli avrei ridati in pesos. Lui però li avrebbe voluti in euro». A quel punto, secondo Di Gregorio, quando si sono incontrati a inizio marzo per regolarizzare il tutto, Sciammarella si sarebbe agitato. «È andato su tutte le furie», continua Di Gregorio, «mi ha preso per la camicia strattonandomi, dopo di che mi ha colpito due volte alla fronte con il casco della sua moto, e la terza volta sono riuscito a ripararmi con il gomito. Sono fuggito verso la mia auto, ma di nuovo sono stato aggredito da Franco, che mi ha preso ancora una volta per la camicia». Così Di Gregorio gli avrebbe dato una spinta sul petto per allontanarlo dopo le ripetute aggressioni. «Lui è caduto al suolo senza nessun tentativo di ripararsi», aggiunge Di Gregorio, «e ha battuto la testa sul lato. Non è però morto sul colpo, era ancora cosciente. Siamo andati così nello stesso ospedale. A me hanno fatto delle radiografie e un’ecografia, mentre Franco perdeva sangue dall’orecchio sinistro, e poi è morto lì».
Di Gregorio è stato portato in un centro di detenzione dalla polizia e trasferito in carcere. «Sono stato interrogato fino alle 4 del mattino», conclude Di Gregorio, «ma avevo un forte dolore alla testa e ho chiesto delle medicine, ma non le avevano. Ho firmato un foglio per raccontare l’accaduto, senza la presenza di un interprete, quindi non so cosa hanno scritto. Ero in stato confusionale e il toner della stampante era esaurito, per cui non so bene cosa ho firmato. È successo tutto in pochi attimi».
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