Di Marco: «Sull’area ex Sadam i cittadini devono dire la loro»

22 Agosto 2018

GIULIANOVA. «Sull’ex Sadam decidano i cittadini». Ad affermarlo è Carlo Di Marco, docente di diritto costituzionale e presidente del comitato promotore per il referendum del teatro romano di Teramo,...

GIULIANOVA. «Sull’ex Sadam decidano i cittadini». Ad affermarlo è Carlo Di Marco, docente di diritto costituzionale e presidente del comitato promotore per il referendum del teatro romano di Teramo, che sollecita l’attivazione di strumenti di partecipazione democratica sulla variante al piano regolatore per il riutilizzo dell’area dell’ex zuccherificio.
«Perché chi governa questa città, oltre che discutere al proprio interno fra partiti vittime di vecchie e nuove ruggini, non promuove un forum sulla proposta?», domanda, «oppure un sondaggio deliberativo, un dibattito che veda comunque protagonisti i cittadini o un referendum consultivo?». Il docente evidenzia che si tratta di forme previste dal regolamento comunale sulla democrazia partecipativa che definisce «unico in Abruzzo» ma con strumenti in gran parte inattuati. Di Marco cita altri possibili coinvolgimenti della cittadinanza nel processo decisionale. «Perché la consulta della democrazia partecipativa non promuove un dibattito pubblico, una conferenza cittadina, una trasmissione in radio o anche una semplice adunanza su questo tema?», insiste, «eppoi, perché l’unico comitato di quartiere interessato a questa questione non acquisisce gli atti, non promuove una pubblica assemblea convocando la giunta, non attiva esso stesso quegli strumenti di partecipazione popolare?».
Di Marco ribadisce che «sono strumenti a disposizione di tutti i cittadini, specie del comitato di quartiere eletto a suffragio universale nel cui territorio sta per essere perpetrato un altro scempio: la liquidazione del bene comune immateriale giuliese costituito dalla cultura sociale e politica dell’epoca dello zuccherificio». Il docente fa notare, infatti, che l’area ex Sadam è un bene della collettività. «Solo di essa?», osserva, «se lo sostenessi avrei obliterato tutto il patrimonio materiale e immateriale che intorno a questa area ruotava nel ventennio che va dalla fine degli anni ’50 agli anni ’70 dello scorso secolo. Un’economia agricola-industriale che affiancandosi a quella marinara, siderurgica e all’incipiente economia turistica, determinava una blanda ma reale stabilità economica per un numero enorme di famiglie giuliesi e del territorio circostante, rivierasco e del vicino entroterra».
Di Marco non si sofferma su «quale e quanta cultura socio-politica si sia sprigionata fra il crepuscolo e la fine di quella stagione di lotte operaie e popolari affinché quel patrimonio non si disperdesse ma, anche nella trasformazione, fosse valorizzato e messo a frutto». Per il docente, dunque, «se i propositi sono quelli di abbattere anche l’ultimo simbolo di una architettura arcaico-industriale di quel passato così ricco vuol dire che la logica del massimo profitto “costi quel che costa”, si abbatte sempre su ogni tentativo di ripartire dal passato senza dimenticarlo per proiettare il futuro». Anche per questo, insomma, è necessario il massimo coinvolgimento polare nel dibattito sul destino dell’ex Sadam che al momento vede confrontarsi i gruppi di maggioranza. «La classe politica sa benissimo, avendo fatto scelte normative statutarie e regolamentari di grande rilevanza in consiglio comunale», conclude Di Marco, «che a Giulianova di scelte politiche, urbanistiche, sociali, culturali ed edilizie devono poter discutere anche i cittadini».
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