Di Pasquale: la Grande Pescara è un rischio

17 Settembre 2024

La dirigente Dem: «Il territorio teramano sarebbe marginalizzato, servono investimenti e servizi»

TERAMO. La nascita della Grande Pescara potrebbe avere ripercussioni negative sulla provincia di Teramo se su questa non si interviene da subito con investimenti e strategie di sviluppo. A partire dal potenziamento delle infrastrutture passando per il sostegno alle imprese fino al ripensamento del turismo come chiave di volta dell'economia. È la sintesi di una riflessione che Manola Di Pasquale, responsabile Enti locali del Pd Abruzzo, mette sul tavolo invitando la politica e le istituzioni a lavorare per evitare l’ulteriore marginalizzazione della provincia di Teramo. «L’unione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, creerà un nuovo polo urbano capace di attrarre risorse e investimenti, lasciando Teramo in una posizione sempre più marginale. Un rischio concreto che non ci si può permettere di correre» dice Di Pasquale, «le riforme amministrative, come la legge Delrio, hanno ridotto il ruolo delle province, mentre la diminuzione del numero di parlamentari ha limitato la rappresentanza politica di Teramo. Parallelamente si è assistito alla chiusura o al ridimensionamento di importanti istituzioni locali (come la Camera di commercio), uffici pubblici e storiche banche locali. Il settore industriale ha perso distretti vitali, come quello del tessile della Val Vibrata. La creazione della Grande Pescara, con il suo sviluppo infrastrutturale e l’attrattiva per investimenti pubblici e privati, rischia di concentrare ulteriormente le risorse verso Sud. Questo scenario potrebbe aumentare il divario economico tra Pescara e le aree periferiche, come Teramo».
La dirigente Dem mette poi in fila quelli che ritiene essere punti strategici sui quali la politica, locale e nazionale, deve da subito iniziare a lavorare per scongiurare la marginalizzazione del Teramano e anzi rilanciarlo: valorizzazione del turismo sostenibile e del patrimonio naturale, con particolare attenzione per l’entroterra e i borghi; miglioramento delle infrastrutture per connettere meglio Teramo con la città metropolitana; investimenti nell’università e nella ricerca; sostegno alle imprese locali, favorendo nuove realtà imprenditoriali con politiche di accesso al credito e incentivi fiscali. «La provincia di Teramo ha già perso molto, ma c’è ancora tempo per invertire la rotta, puntando su innovazione, turismo e infrastrutture. È fondamentale che la politica locale e nazionale intervenga con un piano strategico che va costruito in ascolto di tutti gli attori che lo compongono».