Di Pasquale su Tercas: è come fosse fallita

12 Luglio 2014

«La liquidazione coatta non sarebbe stata peggio della vendita in toto a Bari. Politica assente»

TERAMO. La conferenza stampa all’insegna della fiducia di Mario Nuzzo non convince Manola Di Pasquale. La candidata a sindaco del Pd torna sul caso Tercas con toni duri, in particolare per rilevare quella che ritiene essere stata «l’assenza della politica» in questi due anni di commissariamento. «Il presidente Nuzzo dice che la Fondazione rientrerà in Tercas», attacca Manola, «ma su questo non ci sono garanzie. Chi ci garantisce che la Popolare di Bari venderà le azioni? E soprattutto, a che prezzo? Certo non a un euro, il valore simbolico al quale le compra, perché sarebbe una truffa». Di fatto, secondo Manola Di Pasquale, «la Tercas è stata trattata come un’azienda in fallimento, anche se Nuzzo e gli altri dicono che il fallimento è stato scongiurato. È così solo formalmente, faccio notare che se ci fosse stata la liquidazione coatta amministrativa l’azienda poteva continuare ad operare e i posti di lavoro si salvaguardavano lo stesso. Così la Tercas per pagare i debiti è stata venduta tutta a Bari, le azioni valgono zero, è come una liquidazione. Non me la prendo con il sistema bancario, che deve salvaguardare i propri equilibri, ma con la politica. Che doveva trattare perché la governance abruzzese restasse e per ottenere delle garanzie, che non ci sono, sul mantenimento dei posti di lavoro. Il sindaco Brucchi, in tutto questo periodo, dov’era?».

Sul caso Tercas si registra anche una presa di posizione della Fiba Cisl regionale, che scrive: «L'intervento del Fondo interbancario e della Popolare di Bari non deve trasformarsi in un'indulgenza plenaria nei confronti dei protagonisti, dei co-protagonisti e dei complici di una gestione scellerata e sotto molti aspetti, criminale: chi ha sbagliato (per usare un eufemismo…), chi ha aiutato a sbagliare, chi opportunisticamente ha taciuto e chi colpevolmente non si è accorto degli sbagli, deve pagare, se non dal punto di vista penale, almeno da quello patrimoniale. Al di là delle fattispecie di cui si stanno occupando le Procure competenti (gli abruzzesi hanno il diritto di sapere che fine hanno fatto 602 milioni che si sarebbero dovuti impiegare per lo sviluppo della loro regione), ci piacerebbe soprattutto sapere quali provvedimenti si andranno ad adottare nei confronti di quei rappresentanti di Bankitalia e della società di revisione del tempo, che hanno più di una volta certificato la validità dei bilanci di Tercas (gestione Di Matteo…), consentendo a questa di acquisire Caripe per 240 milioni e poi commissariandola poco più di un anno dopo!».(d.v.)

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