Di Pasquale: «È il sindaco che deve dimettersi»

11 Dicembre 2015

Marroni: «La corsa a formare i gruppi civici è solo una questione di poltrone»

TERAMO. «È disdicevole che il sindaco voglia chiedere le dimissioni del presidente del consiglio comunale. Prima di Milton Di Sabatino dovrebbe essere proprio il sindaco a dimettersi per senso di responsabilità, visto che è stato l’artefice della disastrosa situazione della maggioranza». È il commento di Manola Di Pasquale, consigliere comunale del Pd, intervenuta sui problemi che sta incontrando la maggioranza, chiamata in questi giorni a uscire dal vicolo cieco in cui è finita in seguito alla presentazione della mozione di sfiducia a Di Sabatino, che è diventata una richiesta urgente che la maggioranza rivolge al sindaco per un rimescolamento politico. Per Di Pasquale, le trattative che stanno venendo a galla starebbero solo confermando che il sindaco presta il volto alle manovre politiche di Paolo Gatti. È lui, secondo la consigliera del Pd, a governare le sorti politiche del capoluogo.

Oltre alle critiche che l’opposizione rivolge al sindaco, si registrano parallelamente anche ammiccamenti e trattative, non si sa mai si dovesse arrivare alle urne. Proprio la Di Pasquale plaude infatti a quella che definisce «presa di coscienza di Guido Campana», così come di altri esponenti della maggioranza che in queste ore si stanno organizzando per progetti politici alternativi come Dodo Di Sabatino e Domenico Narcisi, che ha coinvolto anche i consiglieri di Fratelli d’Italia Domenico Sbraccia e Raimondo Micheli. Quest’ultimo, che solo di recente ha dato vita al gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, sarebbe difficilmente disposto a cambiare casacca: dunque un alleanza con Narcisi andrebbe ricondotta nell’alveo di una collaborazione tra singoli consiglieri.

Stoccate arrivano anche dalla consigliera Cristina Marroni. «La crisi della maggioranza dimostra solo l’evidenza di discutibili riposizionamenti finto-civici, ma in realtà sono legati solo all’istinto di sopravvivenza della forze politiche consiliari che non si mobilitano, criticano le penose condizioni della città ma solo per le poltrone». Analoga la posizione del capogruppo Pd Giangudo D’Alberto, secondo il quale «i disorientati riposizionamenti di questi giorni costituiscono, da un lato, la reazione di parte della maggioranza alle false promesse di rimpastini con cui Brucchi ha cercato di tirare avanti tenendo insieme i cocci di un sistema frantumato e, dall’altro, la confusa preparazione al dopo Brucchi, ulteriore sintomo che questa esperienza politica starebbe volgendo al termine». (m.d.t.)

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