Di Sabatino ai Comuni: prendete i nostri dipendenti

La Provincia deve ridurre il personale del 50% e il presidente si appella agli altri enti perché assumano loro gli impiegati in esubero
TERAMO. I dipendenti della Provincia in esubero potrebbero essere reimpiegati dai Comuni e la Provincia lancia un appello affinché i lavoratori vengano assorbiti da altri enti. A prevederlo è la legge di stabilità, che rappresenterebbe una sorta di salvagente in vista del taglio del 50% delle spese del personale provinciale, in base a quanto stabilito dallo stesso provvedimento finanziario approvato di recente dal governo.
A causa della diminuzione dei fondi erogati a favore della Provincia (5 milioni di euro in meno per i servizi, oltre 7 milioni per il personale), sono circa 160 i lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego. Per tale motivo il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino ha lanciato un appello ai Comuni per cercare di garantire ai dipendenti in esubero un percorso di mobilità verso altri enti, dato che la legge di stabilità prevede una riserva in caso di assunzioni e una deroga ai vincoli sui tetti di spesa del personale. «Questa è un’ottima opportunità per i Comuni, che possono acquisire risorse umane professionalizzate derogando ai vincoli del tetto di spesa sul personale», dichiara Di Sabatino, che ha inviato una serie di lettere ai sindaci ed i responsabili del personale dei Comuni teramani, al fine di conoscere eventuali fabbisogni degli enti locali. La Provincia ha da tempo avviato una ricognizione per conoscere il numero e l'entità esatti dei tagli da operare, per accompagnare la ricollocazione del personale provinciale e individuare i cosiddetti “soprannumerari”, in base alle funzioni non più assegnate alle Province, tra le quali figurano i settori di lavoro, centri per l’impiego, biblioteche, cultura, turismo, sociale, agricoltura e Genio civile. Per tale motivo, dal prossimo mese di aprile, la Provincia dovrà ridurre il proprio organico del 50% anche.
Cosa succederà nel caso in cui i lavoratori non dovessero essere reintegrati dai Comuni? «Rimarrebbero comunque per due anni impiegati nella Provincia», spiega Di Sabatino, «in seguito si aprirebbe la procedura di mobilità. Attendiamo le risposte da parte dei Comuni contattati».
Gli stessi dipendenti, lo scorso 18 dicembre 2014, avevano protestato contro i tagli occupando la sede del consiglio provinciale, in seguito con una manifestazione svoltasi a Pescara, evidenziando come non vi fossero garanzie circa il rispettivo ricollocamento occupazionale in altri enti.
Sandro Petrongolo
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