Di Sabatino dà l’altolà a Paolucci «Basta tagli alla nostra sanità»

4 Luglio 2016

Per il presidente della Provincia vanno riequilibrati posti letto e personale rispetto alle altre Asl «Poi Teramo e L’Aquila si dividano le eccellenze e si crei una connessione Giulianova-Sant’Omero»

TERAMO. La partenza è soft:«C'è apprezzamento per il lavoro svolto dall'assessore alla sanità Silvio Paolucci. Con una sanità regionale commissariata e con i rigidi parametri dettati dal decreto Lorenzin, considero positivamente la presentazione del Piano di riqualificazione del servizio sanitario abruzzese, un'operazione tutt'altro che semplice». Poi, però, arriva subito l’attacco: «Tuttavia, non posso non evidenziare che il percorso, anche temporale, delineato nel Piano, contiene delle criticità che rischiano di consegnarci un servizio sanitario regionale qualitativamente e quantitativamente non equo».

Parole e musica del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, che è dello stesso partito (il Pd) dell’assessore Paolucci, ma non per questo si trattiene dall’inviargli tramite “il Centro” quello che appare come un autentico altolà. Di Sabatino parte da un ragionamento di equità e la sua premessa è che, in tema di sanità, «le condizioni di partenza sono troppo diverse nelle quattro province. In particolare la sanità teramana, che in passato è stata sicuramente più virtuosa nell'applicare le misure di contenimento della spesa rispetto ad altri territori, viene penalizzata dal principio dei "tagli lineari" che sta togliendo a chi è stato più bravo. E francamente è difficile da accettare. Diminuendo servizi e qualità (perchè a Teramo questo si fa, non si razionalizza, si taglia l'eccellenza) continuerà a scendere la domanda, di conseguenza diminuirà il numero di prestazioni erogate e verranno meno i parametri e i requisiti necessari per il mantenimento di reparti e probabilmente di presìdi ospedalieri».

Di Sabatino a sostegno del ragionamento tira fuori i numeri. «Le criticità sono diverse. Primo, la legge fissa uno standard di 3,7 posti letto per mille abitanti. In Abruzzo con una popolazione di 1.331.574 abitanti, il numero dei posti letto provvisoriamente accreditati è pari a 4.677, di cui 3.688 pubblici e 989 delle strutture private, con un rapporto di posti letto per mille abitanti pari a 3,5. In provincia di Teramo, in cui non vi sono grosse strutture private accreditate, il numero dei posti letto accreditati è pari a 945 che, con una popolazione provinciale di 310.339 al 31 dicembre 2015, fa 3,04 ogni mille abitanti». Seconda criticità, la carenza di personale. «I dipendenti delle quattro aziende sanitarie abruzzesi», continua Di Sabatino, «sono 14.562 e il rapporto personale su posti letto pubblici è pari a 3,95. Nella Asl di Teramo i dipendenti sono in totale 3.273, con un rapporto pari a 3,46, a fronte di 3,89 a Pescara, 4,19 all'Aquila e 4,22 a Chieti. Per allinearsi alla media abruzzese, la Asl di Teramo dovrebbe avere in organico altri 459 dipendenti. Per di più attualmente, rispetto alla dotazione organica risultano scoperti 203 posti. In tale situazione», sottolinea il presidente, «è assolutamente impensabile che alla Asl di Teramo venga imposto un risparmio sul costo del personale di € 980.000 per il 2016 e di € 1.919.000 per il 2017, che si tradurrebbe nella mancata sostituzione dei cessati. Dunque occorre arrivare al completamento del piano in una situazione di equilibrio ed efficienza del sistema sanitario teramano».

Di Sabatino sa bene che «naturalmente ciò non basta, perché il sistema che si sta delineando impone anche alla classe dirigente teramana scelte non facili. Se il bacino di utenza per un ospedale di secondo livello fissato dal governo va da 600.000 a 1.200.000 abitanti, va da sé che in Abruzzo non potranno esistere più di due ospedali di secondo livello. È necessario che Teramo e L'Aquila inizino a discutere seriamente, coinvolgendo anche la facoltà di medicina dell'università dell'Aquila, per avanzare una proposta credibile di sistema ospedaliero efficiente e moderno. Piuttosto che rivendicare entrambi un'unica struttura di secondo livello, meglio che i due presidi si dividano alte specializzazioni: come è possibile pensare di "tagliare" una eccellenza come la neurochirurgia di Teramo che funziona benissimo? Numeri e parametri devono servire a migliorare, a razionalizzare. E' necessario avanzare velocemente proposte e contributi. Sia a Teramo che all'Aquila bisogna smetterla di abbaiare alla luna altrimenti ci ritroveremo con un bell'ospedale regionale a Pescara-Chieti che non risponde affatto alle esigenze degli abruzzesi».

Il presidente affronta anche il tema degli altri presidi provincialie sostiene: «Credo sia un errore averne conservato tre e tutti ospedali di base. Come è successo per gli ospedali di Pescara e Chieti, si può attivare la connessione funzionale tra i presìdi di Sant'Omero e Giulianova non solo con il fine di assicurare le funzioni di un ospedale di primo livello caratterizzato da un bacino di utenza superiore a 150.000 abitanti, ma anche per meglio costituire quella cerniera che impedisca la mobilità passiva verso le Marche. Quanto ad Atri, non può che essere il polo dell'area Cerrano Fino Vestina (in molti programmi sono già insieme)».

La conclusione è: «L'attuale schema di Piano piuttosto che legare Teramo all'Aquila rischia di spostare ulteriormente la mobilità passiva dell’area nord verso le Marche (molto, molto più semplici da raggiungere rispetto all'attraversamento del Gran Sasso) e dell'area sud verso Pescara (molto più semplice da raggiungere rispetto a Teramo e men che mai all'Aquila). Con il rischio di avere un super ospedale adriatico super "intasato" e delle strutture ospedaliere costose da mantenere e decisamente poco produttive».

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