Di Sabatino vince di un soffio e ringrazia le liti nel centrodestra

Il vantaggio teorico di Astolfi viene vanificato dagli elettori della Val Vibrata e da due consiglieri comunali di Teramo (uno è Sbraccia) che hanno votato il candidato presidente del Pd
TERAMO. Il ribaltone annunciato si materializza nelle urne. Renzo Di Sabatino vince in rimonta le elezioni di secondo livello in Provincia, riservate a sindaci e consiglieri comunali, succede a Valter Catarra e riporta al centrosinistra l'amministrazione finita cinque anni fa nelle mani del centrodestra. Il nuovo presidente e la sua lista d'appoggio, che elegge sei consiglieri su dodici, non potevano fare di più. All'apertura dei seggi, domenica mattina, Di Sabatino partiva con uno svantaggio stimato in 35- 40 voti, di peso specifico diverso a seconda della grandezza dei comuni chiamati ad esprimerli. Il distacco ponderato dal sindaco di Atri Gabriele Astolfi era dunque di 4.000 preferenze. Le urne, però, hanno reso concrete le indiscrezioni dei giorni scorsi che prefiguravano un esito diverso rispetto a quello calcolabile con i dati alla mano. Così, a incassare 38 voti in più è stato Di Sabatino, che ha incamerato 45.499 preferenze ponderate contro le 44.475 del suo avversario di centrodestra. In termini percentuali lo scarto è stato minimo. L'ex capogruppo provinciale del Pd ha ottenuto il 50,3% dei consensi, a fronte del 49,7% di Astolfi, che traducono la differenza di 754 voti ponderati tra i due candidati.
Il margine si riduce fino ad arrivare al pareggio per quanto riguarda i consiglieri. Ai sei eletti dalla "Casa dei Comuni" del centrosinistra, se ne aggiungo infatti altrettanti equamente divisi tra le due liste di centrodestra: "Costituente popolare per Teramo", formata da Ncd, socialisti, civica di Mauro Di Dalmazio e Udc di Alfonso Di Sabatino Martina, e "La forza del territorio con Astolfi" in cui sono confluiti Forza Italia e "Futuro in" di Paolo Gatti.
I voti sfuggiti ad Astolfi hanno scatenato la resa dei conti nel centrodestra. Il dato più evidente è che a Teramo due grandi elettori del sindaco di Atri si sono espressi per Renzo Di Sabatino. Il primo franco tiratore è stato individuato in Domenico Sbraccia, consigliere comunale del gruppo misto ma eletto con i "Popolari" di Alfonso Di Sabatino Martina in rotta da tempo con il resto della maggioranza. Il secondo è destinato a rimanere nell'ombra, anche perché i sospetti emersi subito dopo lo spoglio di ieri mattina non hanno trovato conferme. Sta di fatto che il voto di uno dei due "traditori" sarebbe bastato a far vincere Astolfi. I conti, però, non tornano neppure in Val Vibrata, dove la candidatura a presidente del sindaco di Corropoli Umberto D'Annuntiis sfumata in extremis a vantaggio del suo collega atriano ha lasciato il segno. Dei sedici grandi elettori corropolesi e di Colonnella, stando agli analisti del centrodestra, solo due si sono pronunciati per Astolfi. L'incidenza del malpancismo vibratiano è confermata da un altro elemento. Il sindaco di Alba Adriatica Tonia Piccioni, unico candidato consigliere espresso dalla vallata, ha raccolto più voti dell'aspirante presidente: una parte dei suoi consensi, dunque, sono andati a Di Sabatino.
Il risultato lascia l'amaro in bocca a Maurizio Brucchi, primo cittadino teramano e segretario provinciale di Forza Italia. La vittoria mancata «per un soffio», secondo lui, ha una matrice estranea a questioni politiche. «Nei prossimi giorni faremo l'analisi del voto», afferma, «che per larga parte è stato trasversale e territoriale». L'esito della consultazione, a detta di Brucchi, avrebbe dunque «marginali risvolti politici che comunque saranno oggetto di approfondita valutazione».
La sconfitta va attribuita solo al «comportamento di qualcuno», secondo il deputato e coordinatore provinciale dell'Ncd Paolo Tancredi che però sottolinea il risultato ottenuto dall'alleanza con socialisti, Di Dalmazio e Di Sabatino Martina. «L'esperimento della costituente popolare è stato felice», osserva, «ha superato l'altra lista con una rete di amministratori e persone che vogliono mettersi insieme per creare una nuova alternativa al centrosinistra». Il 30% dei consensi sfiorato è dunque, a detta di Tacredi, un dato politico significativo soprattutto per il futuro della coalizione.
Sulla stessa lunghezza d'onda è Mauro Di Dalmazio. «Astolfi si è battuto molto bene in una condizione difficile», spiega, «abbiamo profuso un grande sforzo, la nostra è stata la lista più votata ma non è bastato». Secondo il consigliere regionale l'analisi del voto è chiara. «Qualcuno dovrà interrogarsi», conclude, «ma non nascondiamo il grande risultato del progetto politico moderato e popolare che stiamo portando avanti al di là dei personalismi».
Gennaro Della Monica
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