Di Sante ha 80 anni «Sono ancora un combattente»

Festeggia l’imprenditore che è presidente di banca dal ’77, ora anche di Camera di commercio e Confcommercio
TERAMO. Giandomenico Di Sante impersona per la provincia di Teramo un po’ quello che Enrico Cuccia è stato per tutta l’Italia. Oggi Di Sante, per quarant’anni ininterrottamente presidente di 7 banche, compie 80 anni. Tempo di bilanci, tempo di ricordi. Di Sante si definisce «un combattente» almeno «fino a quando lo supportano gli amici e il buon Dio». Il presidente – e come non definirlo così visto che alla sua ragguardevole età presiede la Banca dell’Adriatico, la Camera di commercio e Confcommercio – è molto devoto, non a caso dice che il regalo più bello ricevuto in questo ultimo periodo è stata l’udienza privata con Papa Francesco e un gruppetto di cavalieri del lavoro: «Il papa trasmette tanta emozione nella sua semplicità».
Ma quel che più contraddistingue il presidente è la grande forza di volontà. «Ho cominciato a lavorare a 14 anni come garzone di bottega nella falegnameria e piccolo negozio con mio padre Attilio. L'attuale azienda è il prodotto del lavoro di mio nonno Giandomenico che faceva il falegname, aveva un piccolo negozio e coltivava un fazzoletto di terra. Io nel 1959 sono diventato titolare di tre piccole aziende: una fabbrica di mobili, a cui si è affiancata l’attività nel commercio dei mobili, più un distributore di carburante e un bar-ristorantino».
Poco dopo, l’approccio con la politica, con la Democrazia Cristiana. «Nella Dc ho cominciato facendo il segretario a mio padre, che si ritrovò consigliere comunale nel 1965.Nel ’70 divenni consigliere comunale io, poi consigliere provinciale per 10 anni», ricorda. Fra le tante cariche, è stato per 10 anni vicepresidente di Confindustria. Ma l’impegno più lungo è stato nel mondo bancario. «Nel 1974 divenni amministratore della Banca popolare di Teramo e nel ’77 presidente Banca popolare di Teramo e Pescara, che chiamammo di Città Sant'Angelo: lì c’era lo sportello più radicato, aperto nel 1884. Oggi la Banca dell'Adriatico è il risultante di 19 piccole banche». Ai tempi della Banca popolare abruzzese e marchigiana «il quadrilatero Teramo-Ascoli-San Benedetto-Giulianova lo pensammo noi, quando nel 1983 acquisimmo la Popolare di San Benedetto». E il «matrimonio con Pesaro, nel ’94, ha anticipato la macroregione».
In 40 anni il mondo è cambiato. «Non c'è stato un cambiamento, ma una rivoluzione, radicale e veloce. Ora dobbiamo mostrare orgoglio e umiltà. L'orgoglio delle cose straordinarie fatte, a Teramo e in Abruzzo, per gran parte del Novecento, compreso il dopoguerra. E l’umiltà nel riconoscere che negli ultimi 30 anni ci siamo rilassati, credendo che lo stellone potesse determinare il successo del nostro territorio. Ora il venir meno di centinaia di aziende ha lasciato un vuoto, ma sbaglia chi pensa che le professionalità che esprimevano sono andate perse. Bisogna recuperare la tenacia dei figli del Gran Sasso. Un aiuto può venire dal riconoscimento dell’area di crisi complessa. Speriamo che sia l'inizio di un cambiamento: dallo stagno ne usciremo se facciamo squadra e recuperiamo i valori del passato, ma non illudiamoci: l'uscita sarà in salita».
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