Di Silvestre in Cassazione «Non volevo uccidere»

1 Agosto 2018

Giulianova, fissata a novembre l’udienza per l’omicidio dell’imprenditore Cialini Il caldaista condannato a 12 anni, la difesa punta al delitto preterintenzionale

GIULIANOVA. In Cassazione, si legge nel ricorso, «contro una sentenza viziata da palesi contraddizioni e da una evidente illogicità». Dai giudici ermellini per ribadire che «non voleva uccidere ma difendersi». Il che, per il codice, significa omicidio preterintenzionale e non volontario con una diversità sostanziale che evidentemente fa la differenza sul piano della pena.
Approda alla Suprema Corte, con l’udienza fissata per il 2 novembre, l'omicidio di Paolo Cialini, l'imprenditore informatico di Giulianova di 41 anni ucciso con una coltellata sferrata dopo un diverbio stradale dal 61enne caldaista giuliese Dante Di Silvestre, accusato di omicidio volontario aggravato e condannato in Appello a 12 anni. Per il ricorso Di Silvestre si è affidato, oltre che al difensore di sempre Gennaro Lettieri, all’avvocato Franco Coppi, uno dei più grandi penalisti italiani e il cui nome negli anni si è incrociato con le difese di Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi .
In primo grado l’uomo, al termine di un rito abbreviato, era stato condannato a 14 anni. Successivamente la Corte d'appello dell'Aquila, ritenendo le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante contestata, ha ridotto la pena di due anni. Attualmente Di Silvestre è ai domiciliari.
I fatti risalgono al giugno del 2016 quando a bordo della sua auto l’artigiano incrociò la vettura condotta da Cialini, imprenditore di 41 anni. A bordo c'era anche la figlia di quest'ultimo, una bimba di appena sei anni. La lite si accese per una questione stradale. Tra i due volarono insulti, poi nelle mani di Di Silvestre spuntò un coltello. Cialini fu colpito da un fendente che si rivelò fatale. La difesa dell’uomo ha sempre sostenuto la tesi del delitto d'impeto e quindi dell'omicidio preterintenzionale. Sottolineando, anche nel ricorso in Cassazione, come sia stato Di Silvestre, a soccorrere Cialini e a chiamare i soccorsi, aspettando in strada l'arrivo dei carabinieri. Hanno scritto i legali Lettieri e Coppi: «La circostanza che Di Silvestre sia uscito dalla sua auto disarmato è una importante chiave di lettura dell’intera vicenda essendo illogico pensare che, fosse stato animato dall’intenzione di colpire la vittima, l’imputato, che non era in grado di sopraffare l’antagonista con la sola forza delle sue mani, non si sarebbe subito munito del coltello».
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