Diba Metalli, il giudice scarcera l’ex amministratore Di Battista

Gli arresti domiciliari revocati dopo tre mesi, il tribunale dispone per l’uomo l’obbligo di dimora: «Persistono le capacità di reiterare illeciti analoghi a quelli contestati con strumenti diversi»
GIULIANOVA. Una vicenda, quella della Diba Metalli di Giulianova, che si gioca su due fronti: quella giudiziaria con la maxi inchiesta della Procura di Chieti su un presunto traffico illecito di rifiuti e quella occupazionale con i 34 dipendenti dell’azienda da giugno senza stipendio.
Il nuovo passaggio arriva dal fronte giudiziario. Il gip del tribunale di Chieti Luca De Ninis ha revocato gli arresti domiciliari all’ex amministratore Claudio Di Battista, 61 anni, noto imprenditore del Teramano.
L’uomo, assistito dagli avvocati Fabrizio Acronzio e Marco Pierdonati, era ai domiciliari dal 25 giugno. In sostituzione di questa misura il giudice ha disposto per l’imprenditore l’obbligo di dimora a Giulianova e la presentazione ai carabinieri per tre giorni alla settimana. Così scrive il giudice nel provvedimento: «L’irrogazione delle misure l’evoluzione della struttura organizzativa della Diba Metalli, nonchè da ultimo la sua sottoposizione ad amministrazione giudiziaria previo sequestro preventivo della totalità delle quote di partecipazione del gruppo familiare dell’indagato, incidono in misura certamente rilevante sul pericolo di reiterazione di reati analoghi da parte dell’istante e sulle loro modalità di esecuzione. Nondimeno le cospicue relazioni commerciali illecite gestite dall’indagato e i contatti con gruppi criminali da lui dimostrati non permettono di ritenere eliminate le capacità di reiterare illeciti analoghi a quelli in contestazione, con strumenti e soggetti giuridici diversi da quelli oggetto delle imputazioni, che presumibilmente l’indagato è ancora in grado di reperire ed utilizzare». Ad agosto il tribunale ha dissequestrato l’azienda (difesa dagli avvocati Gennaro Lettieri e Renzo Di Sabatino per quanto riguarda l’ipotesi di reato dell’illecito amministrativo), ma i 34 dipendenti sono ancora senza stipendio e ammortizzatori sociali. Appena qualche giorno fa hanno manifestato davanti alla prefettura con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali per sensibilizzare le istituzioni.
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