Dichiarano falsamente più capi Condannati tre allevatori

16 Luglio 2020

TERAMO. In cinque erano finiti a processo con l’accusa di truffa e falsità ideologica commessa in atto pubblico per delle agevolazioni sull’acquisto di carburante agricolo da parte della Provincia:...

TERAMO. In cinque erano finiti a processo con l’accusa di truffa e falsità ideologica commessa in atto pubblico per delle agevolazioni sull’acquisto di carburante agricolo da parte della Provincia: tre sono stati condannati e due assolti.
Si è concluso ieri davanti al giudice monocratico Domenico Canosa il processo scaturito da un’inchiesta del pm Luca Sciarretta (ora in servizio a Pescara) su delle agevolazioni previste in materia di acquisto di carburante agricolo per allevatori con questi ultimi accusati di aver attestato falsamente, nelle richieste presentate all’apposito ufficio della Provincia, il possesso di un numero di animali superiore a quello reale per ottenere quantitativi di gasolio eccedenti quelli ai quali avevano diritto sulla base del numero degli animali. Il giudice, al termine dell’istruttoria, ha riqualificato il reato da truffa a falsità ideologia commessa da privato in atto pubblico. Sono stati assolti Piero Marini, dipendente della Provincia (per non aver commesso il fatto) e Maria Scipione, allevatrice di Penna Sant’Andrea, (perché il fatto non sussiste). Il tribunale di primo grado ha invece condannato a un anno e sei mesi gli allevatori Federico Calabrese di Bellante, Franco Di Nicola di Teramo e Ernesto Casalena di Campli nelle loro vesti di legali rappresentanti. Marini e Scipioni erano difesi rispettivamente dagli avvocati Enrico Costanzo , Ettore Sisino e dall’avvocato Tommaso Navarra. Gli altri dagli avvocati Giuliana De Meis e Sergio Menna. La Provincia si era costituita parte civile rappresentata dall’avvocato Anna Di santo. Dichiara l’avvocato Navarra: «Non è infrequente l’illecita percezione di agevolazioni commesse con il profilo produttivo. Anche se oggi l’incrocio delle banche dati elettroniche rende facilmente accertabile l’illecito. Nel caso specifico la mia assistita è comunque risultata del tutto estranea».(d.p.)
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