«Dieci anni senza Maria Teresa Ora spero nella Cassazione»

20 Maggio 2018

L’appello della mamma della piccola di Montorio stroncata da una leucemia non diagnosticata Una pediatra è stata condannata in primo grado e assolta in secondo, la famiglia chiede giustizia

MONTORIO. Ad un certo punto finiscono pure le lacrime. La rabbia mai. E Antonella lo sa. Ogni mattina guarda passare davanti casa l’amichetta di sua figlia che è una ragazza di 16 anni. L’età che oggi avrebbe Maria Teresa. «Me la immagino adolescente con la prima cotta, la prima sigaretta fumata di nascosto» dice Antonella Coruzzi, 41 anni, di cui gli ultimi dieci passati a chiedersi perchè la sua bambina se ne sia andata stroncata da una leucemia linfoblastica acuta diagnosticata in ritardo. Era il 6 marzo del 2008 e Maria Teresa Nallira aveva sei anni. Viveva con i genitori a Montorio, frequentava la prima elementare, le piaceva la danza e sorrideva sempre. Non è mai diventata una donna e dopo di lei per i familiari è iniziata una lunga battaglia nei tribunali tra perizie, condanne, assoluzioni e prescrizioni. Perché come spesso succede nelle aule di giustizia le vite degli altri diventano storie giudiziarie che camminano su strade parallele che a volte si sfiorano, a volte si sovrappongono, confliggono nelle valutazioni e nei giudizi. La pediatra ospedaliera che in quei giorni si occupò di Maria Teresa è stata condannata in primo grado e assolta in Appello. La battaglia legale ora si sposta in Cassazione dopo il ricorso presentato da Antonella e suo marito Onorio assistiti in questi anni dall’avvocato Vincenzo Di Gialluca. In questa lunga battaglia Antonella al suo fianco non ha avuto solo suo marito, ma tanti altri. A cominciare da suo padre Piergiorgio, 70 anni. Nelle cronache dell’epoca lo si vede con un cartello tra le mani sulle scale dell’ospedale Mazzini per chiedere verità.
Dopo dieci anni cosa si aspetta dalla Cassazione?
«Che riapra il caso, che i giudici leggano tutta la documentazione e mi dicano finalmente se è stato fatto tutto quello che si poteva fare per salvare la mia Maria Teresa. Perché di leucemia si guarisce. In questi dieci anni sono morti altri bambini, ma tanti altri si sono salvati con trapianti, cure, diagnosi precoci. Da mamma continuo a chiedermi perché a mia figlia non è stata data nessuna possibilità. Avrebbe potuto salvarsi o forse no, ma sulla carta aveva comunque un 50% di probabilità che non le è stato riconosciuto. Sono passati dieci anni e io continuo ad essere arrabbiata con il mondo. Lo so che è tutto finito perché il reato è prescritto ma io continuerò a lottare fino a quando ci sarò». In questa lunga battaglia Antonella al suo fianco non ha avuto solo suo marito, ma tanti altri.
Cosa avvenne in quei giorni in cui Maria Teresa finì in ospedale?
«Maria Teresa il 26 febbraio del 2008 accusò mal di pancia e sonnolenza. La portammo all’ospedale di Teramo e da qui i medici la rimandarono a casa sospettando un virus intestinale. Le sue condizioni non migliorarono e due giorni dopo la riportammo in ospedale. La bimba venne nuovamente visitata in pediatria e dimessa con la stessa diagnosi. Ma le sue condizioni peggiorarono. Il giorno dopo la riportammo in ospedale e la bimba venne ricoverata. Solo nel tardo pomeriggio venne fatto il primo prelievo di sangue che evidenziò valori altissimi di globuli bianchi. Venne trasferita d’urgenza all’ospedale di Pescara dove morì il 6 marzo».
Qual è l’ultima immagine di sua figlia?
«Non scorderò mai il volto di Maria Teresa nell’atrio del pronto soccorso. Mi diceva “mamma, sono stanca, molto stanca” e sentirlo dire da una bambina che non stava mai ferma faceva veramente soffrire. Si vedeva che non stava bene, io e mio marito ci dicevamo: ma se i medici dicono che non è niente di grave passerà. Invece Maria Teresa è morta a sei anni per una malattia che, se presa in tempo, avrebbe potuto essere curata. Questo io non posso perdonarlo a nessuno e, da mamma, vorrei che nessun genitore passasse quello che abbiamo passato noi perché un padre e una madre non dovrebbero mai sopravvivere alla morte di un figlio».
Qualche tempo ha preso carta e penna e ha scritto a Momcilo Jankovic, meglio conosciuto come il “dottor sorriso”, luminare dell’ematologia pediatrica con una vita spesa al fianco dei bambini nella lotta contro la leucemia. Che cosa le ha risposto?
«Intanto voglio sottolineare la sua grande umanità nel prendere carta e penna e rispondermi lasciandomi il suo telefono cellulare. Mi ha detto che nella lotta alla leucemia sono stati fatti grossi passi in avanti e con numeri che raccontano di sempre più bambini che sopravvivono. Forse, chissà, anche la mia Maria Teresa poteva farcela se in quei giorni qualcuno avesse subito fatto un emocromo per capire quello che stava succedendo».
Dopo Maria Teresa sono arrivati Emanuele Maria che oggi ha nove anni e Gabriele che ne ha tre perché la vita va avanti.
«Due grandi doni che io e mio marito abbiamo ricevuto ed è anche per loro che non smetterò mai di lottare nel nome di una figlia a cui è stato negato il diritto di crescere».
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