Dieci teramani chiedono il rientro dei capitali esteri

Il numero è destinato aumentare in prossimità della scadenza a fine mese Protocollo tra Agenzia delle entrate e procura per le procedure di controllo
TERAMO. E’ nei numeri, prima ancora che nelle parole, la dimensione teramana della voluntary disclosure, la procedura per il rientro spontaneo dei capitali detenuti all’estero con sconti su pene e sanzioni. Sono dieci le richieste presentate da teramani all’Agenzia delle entrate provinciale, ma si tratta di un numero destinato ad aumentare visto che la scadenza è fissata per il 30 settembre. Salvo proroghe. Il tutto in un contesto nazionale in cui, secondo alcune fonti, sarebbero già diecimila le domande presentate per far rientrare i capitali occultati all’estero.
E ieri mattina, così come già fatto all’Aquila, Lanciano, Vasto, Chieti e Pescara, anche a Teramo è stato firmato un protocollo tra procura e Agenzia delle entrate. Perchè per ogni richiesta sarà l’autorità giudiziaria a dover verificare l’esistenza di eventuali risvolti penali. «L’obiettivo del protocollo», ha detto il procuratore Antonio Guerriero, «è quello di concordare termini e condizioni volti a massimizzare il coordinamento, la gestione e lo scambio delle informazioni. L’intesa firmata si aggiunge a quella sottoscritta tra i due uffici il 25 marzo per rendere ancora più efficiente lo scambio di informazioni tra Agenzia delle entrate, Finanza e procura in temi di illeciti tributari». Una sinergia ribadita da Federico Monaco, direttore regionale dell’agenzia delle Entrate. «C’ è sempre più una ramificata e concreta sinergia tra le istituzioni coinvolte in questa procedura», ha detto, «che se da un lato apre un nuovo percorso di dialogo con quei contribuenti che intendono intraprendere la strada della legalità fiscale, dall’altro si inserisce nel quadro di una sempre più incisiva lotta ai fenomeni di illecito fiscale nazionale e internazionale».
La voluntary disclosure, così come previsto dalla legge 186 del 2014, è ammessa per violazioni commesse fino al 30 settembre del 2014. Comporta il pagamento di ogni tassa evasa, ma con una notevole riduzione delle sanzioni previste. Possono accedere alle pratiche per il rientro di capitali dall’estero tutti i contribuenti che non hanno dichiarato al fisco il possesso di liquidità detenute in banche estere. La richiesta non può essere presentata da chi dovesse aver ricevuto verifiche, ispezioni o accessi da parte dell’agenzia delle Entrate. La procedura delineata dalla legge, coerentemente con le linee tracciate dall’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Ocse, non è solo finalizzata a dare al contribuente uno strumento che gli consenta di definire la propria posizione fiscale pregressa ma anche a ridurre i “porti franchi ” per colore che intendono permanere nella illegalità. Le misure, infatti, si inquadrano anche in un piano strategico nazionale di contrasto all’evasione fiscale, determinato dall’introduzione, nella stessa legge 186, del nuovo reato di autoriciclaggio che, a partire dalla data di entrata in vigore della normativa, punisce severamente alcuni attività di manipolazione dei reati.
E in questo contesto si inseriscono i tanti e recenti accordi di scambio di informazioni tra diversi Stati ritenuti un tempo “paradisi fiscali” per gli evasori. Con la Svizzera, in particolare, è stata siglata un’intesa che prevede scambi automatici di informazioni a partire dal 2018, con riferimento alle attività finanziarie del 2017.(d.p.)
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