Diffamazione, il blogger Francia a giudizio

È accusato di aver denigrato il promotore di Cineramnia Dimitri Bosi nella polemica sull’ex Ovs
TERAMO. Nasce dalla polemica sull’occupazione dell’ex Ovs la vicenda giudiziaria che vede Christian Francia, dipendente della Provincia e promotore del movimento civico Teramo 3.0, destinatario di una citazione diretta a giudizio per i reati di rivelazione di segreto d’ufficio e diffamazione aggravata ai danni di Dimitri Bosi, l’animatore e direttore artistico del festival Cineramnia, anch’egli dipendente della Provincia.
Nella citazione a giudizio, provvedimento firmato dal sostituto procuratore Greta Aloisi, Francia viene chiamato a rispondere del fatto di avere pubblicato sulla pagina Facebook del movimento Teramo 3.0 una nota della segreteria generale della Provincia – ufficio nel quale all’epoca prestava servizio – riguardante un procedimento disciplinare nei confronti di Bosi, riguardante una “verifica di compatibilità”circa il suo ruolo di dipendente dell’ente e organizzatore di eventi culturali. Il procedimento, peraltro, venne subito chiuso non essendo stati riscontrati addebiti disciplinari a carico di Bosi.
La polemica era nata proprio in seguito all’occupazione dell’ex Ovs, attuata nel gennaio del 2014 da un gruppo di artisti e intellettuali teramani che rivendicavano l’utilizzo pubblico di quella struttura – all’epoca vuota – come spazio da destinare alle attività culturali e associative. Bosi aveva criticato l’occupazione, almeno per alcuni aspetti, e Francia, in quanto esponente del movimento civico che appoggiava invece l’iniziativa, lo aveva attaccato duramente. Nel farlo aveva pubblicato sulla pagina Facebook l’atto della Provincia con cui si avviava il procedimento disciplinare – e per questo motivo gli viene contestato il reato di rivelazione di segreto d’ufficio – accompagnandolo a considerazioni ritenute dell’accusa diffamatorie nei confronti di Bosi. «Chi è Bosi?» c’era scritto nel post pubblicato sul profilo di Teramo 3.0. «Non è quello delle casse Bose, non è nemmeno il figlio di Bossi, è un dipendente della Provincia che con una mano prende il suo stipendio come responsabile della mediateca provinciale.... e dall’altra prende soldi sempre dallo stesso ente per cui lavora, oltre a molti altri enti locali e nazionali, per svolgere la stessa identica funzione per la quale è già pagato, ossia organizzare proiezioni o festival, attività che rientra già nelle sue mansioni di dipendente della provincia... nonostante un evidente e clamoroso conflitto di interessi giustificato dalla politica locale, si permette anche di esprimersi contro l’occupazione dell’ex Ovs. Chiediamo al soggetto in questione come si sia risolta l’indagine svolta dalla provincia sul suo conto, come da diapositiva che alleghiamo qui. Grazie Bosi, lascia stare gli onesti e comportati bene».
Per questo testo è scattata l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, che naturalmente dovrà essere provata in un eventuale processo davanti al tribunale. Con la citazione diretta a giudizio, infatti, l’imputato, prima che si apra il dibattimento – fissato per il 5 ottobre prossimo – ha la facoltà di chiedere il giudizio abbreviato, l’applicazione della pena o l’oblazione.
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