Dimissioni in massa, Comignani a casa

23 Aprile 2017

Nove consiglieri su 16 lasciano l’incarico firmando un atto dal notaio e decretano lo scioglimento del consiglio comunale

SILVI. Cade l’amministrazione guidata dal sindaco Pd Francesco Comignani. Ieri pomeriggio alle sei consiglieri della minoranza, due dissidenti di “Sel Silvi 2024” e il consigliere delegato al commercio Pasquale Arlini si sono dati appuntamento nello studio del notaio Marco Faieta a Pescara per firmare l’atto di dimissioni, decretando così la fine dell’amministrazione insediatasi nel 2014. Hanno firmato Enrico Marini, Luciana Di Marco, Annapaola Mazzone, Michele Cassone, Enzo D’Isidoro, Nazzaro Pelusi, Antonio Del Vecchio, Alessandro Valleriani e Pasquale Arlini. Un fulmine a cile sereno per il sindaco Comignani che in questi giorni è in vacanza in Sicilia assieme alla sua famiglia. All’uscita dell’ufficio del notaio nessun commento, tranne una considerazione unanime sull’operato della giunta: «Inconcludenza per anni e nessun atto per Silvi» .Nei giorni prossimi ogni partito darà le sue spiegazioni approfondite sull’atto con il quale hanno mandato a casa il primo cittadino. La miccia che innescato il è stata la profonda rottura all’interno della compagine di sinistra sul tema della variante al piano regolatore. Questa è stata recentemente approvata, ma non senza polemiche: infatti l’atto ha provocato la rottura tra Sel e Pd con la fuoriuscita dalla maggioranza di Antonio Del Vecchio assieme al consigliere Nazzaro Pelusi per una totale divergenza sui contenuti del Prg, causa, a loro giudizio, di una maggiore urbanizzazione, più cemento sulle colline e moltiplicazione di centri commerciali. Non distanti le prese di posizione da parte dell’opposizione che con la consigliera Mazzone mise in evidenza diversi problemi a partire dagli annunci spot in tema di turismo. Il sindaco Comignani dopo la rottura con “Sel Silvi 2024” ha saputo trattenere a fianco a se il fedelissimo vicesindaco Vito Partipilo che, pur appartenendo al gruppo di Silvi 2024, nel quale era stato eletto, è rimasto nella giunta. Dopo lo strappo con la sinistra Comignani aveva affermato: «Andiamo avanti nel seguire il nostro programma elettorale, i numeri li abbiamo e non ci spaventiamo, siamo fedeli agli impegni assunti con i cittadini». Comignani evidentemente contava di mantenere una maggioranza sufficiente, se pur risicata, ma così non è stato. A voltargli le spalle è stato il consigliere delegato al commercio Arlini che mai aveva manifestato alcun disappunto sull’operato dell’amministrazione, almeno non pubblicamente. Adesso i conti interni sembrano giocarsi proprio con colui che ha partorito la variante al Prg, Giovanni Rocchio, che ha spinto fino in fondo Comignani ad approvarla e forse a darsi la zappa sui piedi.

Domenico Forcella

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