Diop: «La Asl protegge il suo impiegato»

Il 39enne senegalese contesta l’indagine dell’azienda sanitaria e ribadisce le accuse: «Non mi sono inventato niente»
ROSETO . «E’ normale che la Asl protegga un suo dipendente ma io non mi alzo la mattina, nel mio giorno libero, per andare a fare una passeggiata alla Asl e inventarmi una storia». Non ci sta Ibrahima Diop, l’italo-senegalese di 39 anni che vive a Roseto dove lavora come cameriere in un noto hotel, dopo che l’inchiesta interna della Asl di Teramo (disposta dal direttore generale Roberto Fagnano)mette in dubbio la sua versione dei fatti in merito all’episodio accaduto venerdì scorso nel distretto sanitario della Asl di Giulianova. Diop era andato negli uffici dell’ex ospizio marino per rifare il libretto sanitario per il suo lavoro e un impiegato della Asl lo avrebbe offeso con l’espressione “vai via, qui non c’è il veterinario”.
«A me non è mai successo nulla in 18 anni che vivo qui», aggiunge Diop, «e confermo l’episodio increscioso che è accaduto venerdì nei miei confronti. Si è visto chiaramente che non ero gradito all’impiegato, che fin da subito voleva che io andassi via a prescindere. Io nella mia vita non ho mai inventato nulla, ho sempre detto la verità, e neanche avrei motivo di inventarmi una storia. Ho un mio lavoro, a settembre torno in Francia dai miei parenti, e a Roseto sono perfettamente integrato e ho tantissimi amici che mi vogliono bene. Ripeto, volevo solo informazioni per rifare il libretto sanitario». Gli impiegati del distretto sanitario, però, non avrebbero confermato la vicenda, e secondo la Asl ci potrebbe essere stato anche un equivoco in merito all’espressione dell’impiegato rivolta a Diop, perché i libretti sanitari per il lavoro si rilasciano negli uffici di contrada Casalena a Teramo, dove sono presenti anche i servizi veterinari, e di conseguenza l’espressione “qui non c’è il veterinario” sarebbe riferita al luogo. Questa storia, dunque, è ancora tutta da decifrare perché da un lato c’è la parola ferma di Diop, dall’altro quelli che dovrebbero essere (in attesa dell’ufficializzazione) i risultati dell’indagine interna della Asl. «Io non posso credere che Iba (come vine chiamato comunemente Diop, ndr) si sia inventato tutto», dice un suo amico di Roseto, «lo conosco da 18 anni ed ha sempre avuto rispetto per tutti, senza mai essere al centro di episodi di razzismo, ma stavolta l’ho visto davvero dispiaciuto dell’accaduto». Diop è arrivato a Roseto nel 2000 per cercare lavoro e subito si è integrato nella comunità rosetana, dove ha trovato una moglie dalla quale ha avuto anche un figlio, e da 13 anni ha anche la cittadinanza italiana. Intanto per domani alle 11.30 è prevista una conferenza stampa al Comune di Giulianova nella quale interverranno il sindaco Francesco Mastromauro e il console del Senegal per Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna, Tullio Galluzzo per fare chiarezza sull’accaduto.
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