Discarica, accuse per la bonifica Il comitato: l’impianto va chiuso

18 Agosto 2022

La presidente Graziosi: «Piena fiducia nella magistratura dopo anni di battaglie sulle criticità del sito»  Raccolte oltre 4.000 firme per sollecitare interventi a tutela del paesaggio e della qualità dell’aria

ATRI . «La discarica di Santa Lucia va chiusa». Ad affermarlo è la presidente del comitato civico contro l’impianto atriano Reparata Graziosi sulla scorta dell’inchiesta della Procura in cui sono indagati, per mancati interventi di bonifica, l’ex sindaco Gabriele Astolfi, e l’attuale primo cittadino Piergiorgio Ferretti, oltre a sette tra direttori e commissari del consorzio Piomba Fino. «Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura, abbiamo lottato per anni presentando osservazioni circa le criticità dell’impianto, abbiamo fatto rilevare un inquinamento sotto traccia delle falde acquifere che è stato confermato dalle analisi degli enti preposti», sottolinea, «adesso occorre bonificare tutta l’area». Il comitato negli ultimi anni ha chiesto a gran voce la chiusura del sito di raccolta evidenziando come il via vai dei camion abbia distrutto non solo il paesaggio circostante ma anche compromesso la salubrità dell’aria.
Sono state oltre 4mila le firme raccolte dalla cittadinanza al fine di sensibilizzare gli enti. Sulla necessità di bonificare il sito è intervenuto anche l’assessore all’ambiente Mimma Centorame, evidenziando come l’impianto fosse saturo e che l’aumento del 15 per cento della sua capienza prevista per legge e non ancora autorizzata dalla Regione fosse deleterio. Il Comune punta ad attivare una progettualità diretta alla rinaturalizzazione del sito con alberi e verde. Resta al momento congelata la realizzazione del terzo invaso da 360mila metri cubi che dovrebbe accogliere nei prossimi anni i rifiuti provinciali e non solo. Il Tar non si è ancora espresso sul ricorso presentato dall’ex commissario straordinario Laura D’Alessandro contro il rigetto dell’ampliamento da parte dal comitato Via regionale. Centorame mesi fa aveva proposto una strategia da seguire con il coinvolgimento dei sette Comuni del consorzio Piomba Fino e per questo aveva organizzato un tavolo con i sindaci interessati alla questione affinché si potesse presentare un progetto di ampio respiro sfruttando anche i fondi del Pnrr.
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