Discarica, dieci anni dal crollo e i problemi restano irrisolti

I cittadini della contrada “celebrano” l’anniversario con cartelli polemici affissi all’ingresso «Spesi quattro milioni e per noi nulla è cambiato, ora il Comune bonifichi davvero quest’area»
TERAMO. Dieci anni e i rifiuti di una discarica crollata sono ancora lì: è tutto così scombinato che persino i dettagli perdono di senso in questa storia all’italiana fatta di due processi, leggi ignorate, ambiente devastato. In contrada La Torre il boato di quel 17 febbraio del 2006 se lo ricorderanno per sempre, anche perchè nulla è cambiato. La sa bene la gente di questo pugno di case alle porte di Teramo che da dieci anni fa i conti con la puzza, il percolato che continua ad uscire e per il cui smaltimento il Comune pagherà un milione e mezzo, quelle tonnellate di rifiuti franate nel laghetto che sono ancora lì. Perchè la messa in sicurezza non è stata fatta così come avrebbe dovuto essere, perchè i teloni di copertura continuano a strapparsi ad ogni raffica di vento, perchè gli impianti di biogas hanno funzionato sempre poco e male. E allora per celebrare questo decennale del nulla la gente di La Torre è tornata a fare domande, ben sapendo che nessuna risposta arriverà. All’ingresso del sito sono comparsi cartelli e accuse.
Francesco Di Diomede combatte da dieci anni: il presidente del comitato dei cittadini La Torre conosce a memoria tutti gli atti dei due processi che in dieci anni hanno fissato la storia giudiziaria della discarica. «Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo», dice, «ma dopo dieci anni e due processi per noi nulla è cambiato». E allora oggi il comitato chiede all’amministrazione del sindaco Brucchi di fare qualcosa. «A dieci anni dal crollo», dice Di Diomede, «questa amministrazione comunale è dormiente. Da quanto si è insediata era a conoscenza di tutte le criticità che c’erano nella discarica crollata. Tutto il biogas prodotto dalla discarica viene disperso nell’aria che respiriamo poichè l’impianto non funziona da sempre e buon parte dei rifiuti continuano a rimanere scoperti consentendo l’aumento di produzione di percolato e disagi a noi cittadini che viviamo nelle vicinanze. Dal 2009 sono stati spesi 4milioni per lo smaltimento del percolato pagato da tutti i cittadini teramani e oltre il 50% di questa somma è stata sborsata per smaltire l’acqua piovana che si è infiltrata tra i rifiuti a causa di lavori non fatti».
Il comitato si appella direttamente al primo cittadino: «Sindaco trovi i fondi per la sistemazione definitiva della discarica così tutti i cittadini teramani potranno risparmiare molti soldi e noi chi abitiamo nelle vicinanze della discarica dopo tanti anni potremmo stare anche un po’ più tranquilli». La cronaca racconta che dopo il crollo della discarica venne dichiarato lo stato di emergenza e l’allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per la procura quei lavori, affidati alla prefettura come stazione appaltante, non vennero eseguiti come da progetto esecutivo. Secondo la procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. In particolare, i teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata non sarebbero stati sufficienti. Non a caso l'inchiesta nacque dalle denunce del comitato dei residenti di contrada La Torre dopo che i teloni erano stati in più punti strappati o sollevati dal vento. Il processo si è concluso con la condanna in primo grado del collaudatore, condanna poi rivista in appello. E in appello è fermo il primo processo, quello per il crollo che in primo grado si è concluso con due condanne.(d.p.)
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