Discarica, indagato tecnico del Comune

Sviluppi nell’inchiesta per l’inquinamento causato dal percolato, per la Procura sono state violate le normative ambientali
TERAMO. C’è un primo indagato a scandire gli obbligati passaggi della nuova inchiesta sulla discarica La Torre, quella aperta dal pm Andrea De Feis sulla gestione del percolato e degli impianti di biogas dopo la chiusura del sito. Si tratta di un dipendente del Comune (una figura tecnica), all’epoca dei fatti incaricato i seguire i vari procedimenti. E’ già interrogato. A suo carico si ipotizzano violazioni delle normative ambientali in un fascicolo che racconta un altro capitolo di una storia fatta di leggi ignorate e ambiente devastato.
La nuova inchiesta si aggiunge alle tante che in dodici anni hanno fatto la storia della discarica, alcune delle quali sono diventati processi. Obiettivo di investigatori e inquirenti è quello di accertare il rispetto di tutte le normative ambientali che riguardano la gestione di un sito che, causa mancanza di fondi, non è mai stato chiuso, ovvero “tombato”, e che continua a drenare fondi pubblici proprio le gestione del percolato.
La cronaca racconta che dopo il crollo della discarica venne dichiarato lo stato di emergenza e l'allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per la Procura (è l’accusa di una precedente inchiesta) quei lavori, affidati all’epoca alla prefettura come stazione appaltante, non sarebbero stati eseguiti come da progetto esecutivo. Secondo la Procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. In particolare, i teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata non sarebbero stati sufficienti così come l’adozione di altre misure. Quell’inchiesta, all’epoca, nacque dalle denunce del comitato dei residenti di contrada La Torre dopo che i teloni erano stati in più punti strappati o sollevati dal vento. Inchiesta, quella sui teloni, da cui è nato un processo che si è concluso con la condanna in primo grado del collaudatore, condanna poi rivista in Appello. E qualche mese fa la Corte Costituzionale ha sbloccato il processo d’Appello sul crollo. L’udienza è in programma per il 28 settembre. La Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale del reato di disastro colposo, in questo caso nella fattispecie del crollo, attualmente fissato in 12 anni. Nell’ottobre del 2015 i giudici della Corte d'appello dell'Aquila (collegio all’epoca presieduto da Luigi Catelli) avevano accolto l'eccezione di costituzionalità, sospendendo i termini di prescrizione, sollevata dalla difesa dell'allora responsabile della discarica, l'ex dirigente comunale Nicola D'Antonio (condannato in primo grado a un anno e quattro mesi, pena sospesa, insieme all'allora assessore comunale all'ambiente Berardo Rabbuffo), e alla quale si erano associate le difese di tutti gli imputati, relativa alla violazione degli articoli 3 e 27 della Costituzione in merito alla durata del termine prescrizionale tra una fattispecie dolosa e una colposa. Ma nell’udienza aquilana di fine settembre si discuterà anche l’Appello della Procura (pm Stefano Giovagnoni) che ha impugnato le assoluzioni dell’ex presidente della Regione Giovanni Chiodi (finito a processo nella sua veste di ex sindaco di Teramo) e dei dirigenti della Regione Massimo Di Giacinto e Franco Gerardini.
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