Discarica, la Corte dei conti condanna l’ex prefetto

23 Luglio 2014

Francesco Camerino dovrà risarcire i danni causati dal crollo insieme ai tecnici In totale dovranno pagare un milione di euro. I giudici: «Agirono con leggerezza»

TERAMO. E’ una considerazione che i giudici della Corte dei Conti mettono nero su bianco a dare il senso di una sentenza che condanna un ex prefetto, un dipendente pubblico e tre tecnici a risarcire lo Stato di un milione di euro nell’ambito dei lavori per la messa in sicurezza della discarica la Torre, crollata nel febbraio del 2006. Scrivono i magistrati aquilani (presidente Luciano Calamaro) a pagina 73 della sentenza: «Le considerazioni che precedono pongono in luce come tutti i convenuti, in relazione alle funzioni intestate a ciascuno di essi, abbiano agito con estrema leggerezza e noncuranza dell’interesse pubblico». Si tratta dell’ex prefetto di Teramo Francesco Camerino (all’epoca dei fatti nominato commissario delegato per l’attuazione degli interventi urgenti) che dovrà risarcire 100mila euro; Maria Angelo Mastropietro (responsabile del procedimento) che dovrà risarcire 150mila euro; Roberto Di Giovanni e Carlo Taraschi (nella loro veste di direttori dei lavori) che dovranno risarcire 250mila euro ciascuno e Siro Matani, collaudatore finale dell’opera, che dovrà risarcire 250mila euro. La segnalazione alla Corte dei Conti era stata fatta dal pm teramano Stefano Giovagnoni, titolare dell’inchiesta aperta proprio sui lavori di messa in sicurezza della discarica. Inchiesta da cui è scaturito un processo (davanti al giudice monocratico Carlo Saverio Ferraro) che nell’ottobre del 2013 si è concluso con la condanna ad un anno e sei mesi dell’ingegnere collaudatore Matani imputato di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico. La cronaca racconta che dopo il crollo della discarica viene dichiarato lo stato di emergenza e l’allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per il pm Giovagnoni quei lavori, affidati alla prefettura come stazione appaltante, non sarebbero stati eseguiti come da progetto esecutivo. Secondo la procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. A cominciare dai teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata che non sarebbero stati sufficienti. Non a caso l'inchiesta è nata dalle denunce del comitato dei residenti di contrada La Torre dopo che i teloni erano stati in più punti strappati o sollevati dal vento. «Proprio la situazione di emergenza», scrivono i giudici della Corte dei Conti, «aveva richiesto la nomina di un commissario delegato conferendogli delicati compiti da adempiere con scrupolo e rigore».(d.p.)

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