Discarica, respinto il ricorso: il Comune non dovrà pagare

Il Consorzio Piomba Fino chiedeva all’ente 431mila euro per quote di partecipazione non versate I giudici di Appello: «Esercizio in perdita da tempo, non è possibile nessun soccorso finanziario»
TERAMO. Ci sono voluti sette anni trascorsi tra ricorsi e controricorsi in una lunga diatriba dipanata nelle aule di tribunale per stabilire una certezza: il Comune di Atri non dovrà versare 431mila euro di quote di partecipazione al Consorzio per lo smaltimento rifiuti Piomba Fino, ente gestore della discarica di Santa Lucia chiusa nel 2006 e per lungo tempo al centro delle cronache tra proteste dei cittadini e inchieste giudiziarie.
Così ha deciso la Corte d’appello dell’Aquila accogliendo in toto i risultati dell’arbitrato e respingendo il ricorso del consorzio. In particolare, hanno sentenziato i giudici di secondo grado nel provvedimento, «risulta che il consorzio abbia riportato perdite di esercizio per oltre undici esercizi consecutivi, dunque ben oltre la soglia minima di tre esercizi richiesta dalla norma e sufficiente ad imporre il divieto di soccorso finanziario». Soccorso in danno di enti pubblici.
Nel 2007 il consorzio Piomba Fino si era rivolto al tribunale di Teramo chiedendo un decreto ingiuntivo a carico del Comune di Atri per il pagamento in suo favore della somma di 431mila euro sostenendo che l’ente comunale, componente del consorzio con una quota del 22,6% «aveva omesso di partecipare», così si legge nel ricorso,«alle perdite d’esercizio del consorzio relative alle annualità 2012, 2013, 2014 e 2015».
Lo stesso consorzio aveva sostenuto che tutti gli altri Comuni componenti avevano riconosciuto, ciascuno a copertura della propria quota di disavanzo, il risarcimento della legittimità del debito fuori bilancio e avevano provveduto al pagamento della propria quota di disavanzo mentre il Comune di Atri «tra i tre Comuni con la maggiore quota di partecipazione al consorzio era quello che aveva accumulato il maggiore debito».
Nel ricorso il consorzio aveva evidenziato come le perdite di esercizio certificate nei bilanci approvati dall’assemblea consortile fossero riconducibili per la quasi totalità alla chiusura della discarica di Santa Lucia avvenuta nel 2006 e come la chiusura dell’impianto, oltre ai mancati introiti derivati dai conferimenti, avesse comportato oneri derivanti dalla gestione del percolato. Il tribunale civile teramano aveva accolto il ricorso sul decreto ingiuntivo, atto contro cui aveva fatto subito opposizione il Comune di Atri: opposizione di cui il consorzio aveva chiesto il rigetto. Da qui l’inizio di una querelle con un primo punto fermo nel 2020 quando il tribunale di Teramo ha dichiarato nullo il decreto. Successivamente c’è stata la nomina di un collegio arbitrale (composto dall’avvocato Tommaso Navarra, presidente, dal commercialista Giuseppe Prosperi per il Comune di Atri, dall’avvocato Massimo Demetrio Sgriguoli per il consorzio) e nel 2022 il provvedimento di lodo arbitrale con cui il collegio ha rigettato la richiesta di pagamento sostenendo che: «L’obbligo di copertura delle spese invocato era inesistente nel caso di specie, essendo espressamente vietata dalla legge, nell’ipoteso di pecunio pubblico, ogni forma automatica di soccorso finanziario alla luce dell’art. 6 comma 19 del D.L. n.78/2010, che stabiliva il divieto da parte degli enti pubblici di dar vita a qualsiasi automatico trasferimento finanziario in favore di società, enti, consorzi partecipati in perdita per tre esercizi continuativi. Evidenziava che dai documenti contabili in atti, nel periodo dal 2010 al 2015, il consorzio era risultato soggetto economico in sistematica perdita».
Il collegio dei magistrati di secondo grado è stato presieduto dalla giudice Barbara Del Bono (a latere Mariangela Fuina e Augusta Massima Cucina).
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