Dissidenti, due condizioni per rientrare

29 Aprile 2017

Sbraccia, Falasca e Caccioni: giunta a sei o sette con solo due posti a “Futuro In” e programma scritto con i consiglieri

TERAMO. Giunta a sei, massimo sette, assessori e programma di fine mandato scritto con i consiglieri e non paracadutato dai capi corrente. Sono queste le due principali condizioni dettate dai dissidenti Alfredo Caccioni, Vincenzo Falasca e Domenico Sbraccia al sindaco dimissionario Maurizio Brucchi nel primo incontro delle consultazioni per tentare di risolvere l'ennesima crisi in Comune. L'abboccamento c'è stato giovedì sera al ristorante "Capolinea", scelta casuale ma evocativa dell'aria che tira nella coalizione, e davanti a una pizza i quattro hanno messo in fila i punti per un ipotetico accordo di fine consiliatura.
LE CONDIZIONI DEI TRE. Una premessa si è resa necessaria. «Nessuno di noi», racconta Caccioni, «ha chiesto assessorati, incarichi o poltrone di qualunque tipo». Messi da parte i personalismi, dunque, i dissidenti sono entrati nel merito delle condizioni che rinsalderebbero la loro presenza in maggioranza garantendole i numeri minimi necessari per governare. La prima cosa è il programma di fine consiliatura. «Un documento scritto dal sindaco con i consiglieri, senza imposizioni dall'alto», lo definisce Caccioni, «formato da quattro o cinque punti da affrontare da qui a fine mandato». L'atto vincolerà Brucchi a non lasciare l'incarico prima della scadenza naturale fissata al 2019. Per i dissidenti, insomma, non deve «cedere alla tentazione della candidatura in Parlamento o Regione» che lo indurrebbero a dimettersi in autunno. Su questo Brucchi ha tenuto a precisare che l'impegno a restare in carica fino al termine del mandato lui l'ha già preso nel documento emesso mercoledì pomeriggio in cui indica il percorso per superare la crisi. Il nodo principale e forse inestricabile resta quello degli assessori. I dissidenti hanno rispolverato il manuale Cencelli e, calcolate le proporzioni tra consistenza numerica dei gruppi di maggioranza in rapporto ai posti da assegnare, ritengono che la nuova giunta non debba avere più di sette componenti oltre il sindaco. "Futuro in", passata da sette a cinque consiglieri con le fuoriuscite di Falasca e Caccioni, dovrebbe dimezzare la propria rappresentanza. Passerebbe dunque da quattro a due assessorati, mentre agli altri gruppi spetterebbe un posto ciascuno. Questo garantirebbe un risparmio per l'ente e una più equa ridistribuzione delle funzioni di governo tra le forze di maggioranza. L'ultima posta dai dissidenti è, per loro stessa ammissione, più una provocazione che una condizione: scioglimento dei gruppi consiliari per svincolare gli eletti e porli in rapporto personale e diretto con il primo cittadino. Su questi punti, dunque, Brucchi cercherà la mediazione con gli alleati.
E QUELLE DI FDI-AN. Nel pomeriggio di giovedì, però, il sindaco ha anche tenuto un incontro informale con Raimondo Micheli, consigliere e coordinatore comunale di Fdi-An, che ha lasciato la maggioranza un anno e mezzo fa. Anche la ripresa del rapporto con questo ex alleato è subordinata ad atti chiari di rottura con la gestione seguita alle elezioni del 2014. Micheli ricorda che le questioni poste a suo tempo dal partito che rappresenta in aula sono state sistematicamente ignorate e che l'attuale mancanza di una maggioranza impone d'individuare gli errori «tanti e ripetuti» compiuti da una «squadra di governo in larga parte inadeguata» e tirare le somme. «Il nostro appoggio non è condizionabile da nessun tipo di proposta che non riguardi direttamente l'interesse della cittadinanza», ribasdisce Micheli, «auspichiamo dunque che si volti pagina veramente con una nuova giunta, la quale abbia in seno al massimo sei componenti e le giuste competenze che attualmente non abbiamo mai visto». Il consigliere sottolinea che Fdi-An ha sempre dimostrato quel senso di responsabilità che ora da più parti s'invoca. «I cittadini non meritano di vedere Teramo abbandonata al proprio destino: il commercio è in ginocchio, i lavori pubblici procedono senza scadenze precise, peggiora giorno dopo giorno la situazione del verde pubblico e via discorrendo», conclude Micheli, «vogliamo dunque risposte certe ed una condivisione vera e sincera di un programma che arrivi sino alla fine del mandato».
Gennaro Della Monica
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