Distribuzione pasti ospedalieri, a rischio parte dei 46 posti

26 Febbraio 2016

Nuovo incontro in Provincia, Pap e Asl chiedono tempo ma annunciano che sarà difficile riassumere tutti

TERAMO. Forse c’è qualche speranza di salvare qualcuna delle 46 addette alla distribuzione dei pasti negli ospedali, ma forse non tutte.

E’ l’estrema sintesi dell’incontro che si è svolto ieri in Provincia, a cui hanno partecipato oltre al presidente Renzo Di Sabatino e al servizio relazioni industriali dell’ente, il direttore generale della Asl Roberto Fagnano, l’amministratore della Pap Giuseppe Delli Colli e il consulente Marino Alleva, oltre naturalmente a Emanuela Loretone della Filcams Cgil e a Fabio Benintendi della Fisascat Cisl. Presente anche un’ampia rappresentanza di lavoratrici.

Così come negli incontri precedenti in Provincia, i sindacalisti hanno ribadito che «le 46 addette alla distribuzione pasti svolgono questa attività da anni e unicamente per una scelta della Asl, che ha deciso nel 2014 di separare il destino di queste 46 persone rispetto alle altre che sono state riassorbite, ora rischiano di rimanere senza lavoro. Le hanno affidate a un'agenzia di lavoro interinale, Etjca: ora si rischia di compromettere definitivamente la prospettiva occupazionale di questi dipendenti che non solo legati all’appalto. E comunque non si possono fare tagli su persone che lavorano 3 ore al giorno». La Pap si è riaggiudicata, nell'ottobre scorso, di nuovo l'appalto per la gestione della mensa negli ospedali della Asl di Teramo. Ma ha annunciato ai sindacati che degli 88 addetti alle cucine e alla distribuzione ne avrebbe assorbiti solo 42. E che quindi 46 operatrici, addette alla distribuzione pasti, dal 1° aprile si ritroveranno disoccupate. Questi discende anche dal fatto che la Pap si è aggiudicata l’appalto a prezzi molto più bassi rispetto al passato: adesso per la giornata alimentare di un paziente – come stabilito dall’Anac, l’autorità anticorruzione – percepisce tre euro in meno rispetto al vecchio appalto.

Fagnano ha chiesto qualche giorno per valutare tutte le soluzioni possibili. Un prossimo incontro si terrà i1 15 marzo. Ma il direttore generale osserva che «sarà molto difficile riassorbire 46 persone. Il servizio viene svolto con 600mila euro in meno rispetto al vecchio appalto. Nessuno a simili condizioni potrebbe riassorbire tanti lavoratori».

Bisognerà vedere dunque quanti posti si riusciranno a salvare. «Abbiamo riscontrato un'apertura», dichiarano Benintendi e Loretone, «ma la preoccupazione continua ad essere altissima: fino a quando non troveremo una soluzione adeguata per tutti i lavoratori coinvolti non potremo dirci soddisfatti. I prossimi giorni serviranno per verificare quante persone saranno collocate nell'ospedale di Atri (che ora viene servito dalla Pap e non più da personale interno alla Asl) visto che la cucina sembrerebbe destinata a rimanere aperta e che qui si continueranno a preparare pasti in loco anche se con personale Pap. Da capitolato le persone addette alla cucina sono 10.Continueremo comunque a fare pressioni anche sulla ditta aggiudicataria: riteniamo anche lei si debba fare carico di garantire la continuità occupazionale».

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