Don Aniello strega il “Moretti”

Premio Borsellino, il prete anti-camorra tra i ragazzi. Oggi spettacolo ad Atri
ROSETO. «Non abbiamo bisogno di eroi ma di volontari». Don Aniello Manganiello, presente ieri mattina all'istituto Moretti nell’ambito della ventiduesima edizione del premio Borsellino organizzata da “società civile”, ha stregato l’aula magna colma di studenti, raccolti in un silenzio assordante per ascoltare le parole del sacerdote campano, per sedici anni parroco a Scampia. Un prete di strada, che per anni ha combattuto a viso aperto la camorra, semplicemente parlando con i ragazzi della sua parrocchia per distoglierli dalla vita criminale. «La camorra nasce da un vuoto di potere», dice don Aniello, «si inserisce dove ci sono problemi sociali: procura cibo, organizza feste, aiuta ma chiede il consenso in cambio. Se poi vede un competitor nel risolvere i problemi della gente, come successe a me a Scampia anni fa, va a finire che ti minaccia. Se uno non può pagare le bollette tu lo devi aiutare, non fargli un bel discorso. Il discorso più bello è l’esempio personale». Con il suo vecchio furgone ha percorso più di 400mila chilometri per tutta l’Italia per fondare i presidi della sua associazione di volontariato, “Ultimi”. «L’uomo trova la sua piena felicità aiutando gli altri», precisa Don Aniello, «e non restando chiuso in se stesso. Dobbiamo diffondere la cultura della legalità». Presenti nell’aula magna anche il dirigente scolastico Sabrina Del Gaone, il sindaco Sabatino Di Girolamo e il presidente del Corecom Filippo Lucci.
E il premio Borsellino prosegue questa sera alle 21 nel teatro comunale di Atri con lo spettacolo “Mala’ndrine - Anche i Re magi sono della ‘ndrangheta”, scritto da Francesco Forgione, Pietro Sparacino e Bartolo Scifo e diretto da Pietro Sparacino, che racconta il fenomeno della n’drangheta dalle origini ai giorni nostri. L’ingresso è libero. «Abbiamo accolto con grande soddisfazione la messa in scena di questo significativo spettacolo», commenta il sindaco di Atri Gabriele Astolfi, «un lavoro che fa riflettere su temi attuali e una ulteriore occasione per divulgare ancora il messaggio di Borsellino e con lui di Falcone, quello della libertà, della democrazia e della legalità». (l.v.)
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