Donna malata di sclerosi si getta col paracadute

Mamma teramana di 38 anni ha creato l’hashtag #iostoconidisabili «Mi sono lanciata per dare un segnale e smuovere le coscienze»
TERAMO. Un tuffo nel cielo per smuovere le coscienze e diffondere il messaggio di #iostoconidisabili. È questo il significato insito nel gesto di Serena Stucci, una donna di 38 anni, che da 10 anni convive con la sclerosi multipla. La donna, teramana d’adozione, domenica scorsa si è lanciata con il paracadute da più 5000 metri di altezza, nonostante l'ultima ricaduta della malattia a dicembre 2014 l’avesse lasciata per più di 50 giorni inerme a letto. Accompagnata dagli amici, quattro giorni fa Serena si è recata a San Marco, in provincia di Fermo, nel centro di paracadutismo dell’associazione “Fly Zone Fermo”, dove, coadiuvata dagli istruttori , è riuscita a realizzare un sogno che aveva fin da bambina.
«Ho pensato di dover fare qualcosa che desse un segnale forte, per smuovere la coscienza altrui. Mi ha fatto male vedere l’indifferenza dei più durante la prima manifestazione sotto il municipio di Teramo contro i tagli all’assistenza ai disabili», racconta la donna. «Tutto è iniziato da lì, poi il 10 di agosto ho deciso di creare l'hashtag #iostoconidisabili e diffondere la campagna su Facebook. Non pensavo che crescesse così tanto. Ho ricevuto messaggi di solidarietà dalla Sicilia, dalla Sardegna, da Milano, ma non era che l'inizio».
Serena, madre di un bimbo di 4 anni, racconta di aver prenotato due settimane prima il lancio dal paracadute, senza farne parola con i familiari, ma assumendosene ogni responsabilità. «Nelle mie condizioni non è cosa da poco, ci possono essere ripercussioni sul midollo e sulla pressione sanguigna, senza contare che fino a sei mesi fa ero paralizzata. Oggi ho ancora qualche difficoltà con una gamba, che non riesco a muovere bene come l’altra», ha continuato Serena, «l’ho fatto a mio rischio e pericolo, ma prima di lanciarmi ho anche detto di pensare a Tommaso, mio figlio, nel caso qualcosa fosse andato storto. Invece è stato tutto perfetto. Siamo stati gli ultimi a lanciarci da 5000 metri di altezza».
Poi racconta dei 50 secondi fatti in caduta libera a velocità elevatissima, assieme ad un istruttore, delle acrobazie e delle virate, con giri a 360 gradi, del freddo e della difficoltà a respirare in alta quota e poi dell’apertura del paracadute a circa 2700 metri da terra. «Quando sei in alto, non vedi il confine tra mare e cielo e la terra sembra circolare. Mi sono sentita libera nel corpo e nella mente, è stata una bellissima sensazione», ha aggiunto Serena. «E proprio questa libertà che ti dà il volo diventa particolarmente importante per un disabile. Quando hai una malattia come la sclerosi, cambi prospettiva di vita. Impari ad apprezzare ogni più piccola cosa, anche la fila alle poste o un litigio con mio figlio, perché vuol dire che sono ancora lì per lui». La donna spiega che la sua malattia non fornisce avvisaglie prima di una ricaduta. È quanto le capitò mentre era in vacanza: il giorno prima passeggiava tranquillamente e la mattina dopo si era svegliata senza la possibilità di camminare. «Non so fino a quando potrò utilizzare le gambe, le mani, la bocca o la parola, ma va bene così. Non ho mai chiesto perché è capitato proprio a me, neanche quando non camminavo più. Di questo sono fiera», ha spiegato Serena. «Ci sono momenti di sconforto, è umano. Si chiede aiuto, si piange, ma anche quando sono rimasta sulla sedia a rotelle, so di dovermi rialzare. Lo devo fare. La vita va avanti e bisogna adattarsi». La ragazza La stessa determinazione con cui affronta ogni giorno ha scelto di impiegarla nella lotta a favore dei diritti dei disabili e delle loro famiglie. Senza dimenticare di ringraziare quanti le sono vicini ogni giorno – i genitori, la sorella, gli amici – annuncia di voler proseguire nella campagna #iostoconidisabili.
Chiara Di Giovannantonio
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