Dopo anni nei manicomi criminali non trova posto in comunità

18 Aprile 2017

TERAMO. La paure di ieri sono diventate le certezze di oggi. Perchè per Carlo, teramano di 48 anni, assolto da vari reati (dalla minaccia al danneggiamento, dal furto al tentato incendio) per...

TERAMO. La paure di ieri sono diventate le certezze di oggi. Perchè per Carlo, teramano di 48 anni, assolto da vari reati (dalla minaccia al danneggiamento, dal furto al tentato incendio) per incapacità di intendere e di volere, definito socialmente pericoloso, rimasto per sette anni all’Opg di Aversa e per cinque in una comunità protetta di Cuneo, non c’è un posto disponibile in una struttura abruzzese. L’uomo dal 2016 è in libertà vigilata in una comunità in provincia di Macerata: qualche giorno fa il magistrato di sorveglianza di Ancona ha confermato lo status di pericolosità sociale e ha stabilito per lui un altro anno di misura di sicurezza in una struttura protetta. «Vorrebbe tornare in Abruzzo», dice il suo avvocato Gennaro Lettieri, «ma qui non ci sono posti disponibili in strutture adeguate». E nei giorni in cui l’Italia ha chiuso definitivamente l’ultimo ospedale psichiatrico giudiziario, quello siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto tre anni dopo l’entrata in vigore della legge, la storia di Mario racconta ciò che accade nel Paese reale. «La chiusura degli Opg è sicuramente un traguardo di civiltà ma, come in tutte le cose, ci deve essere un’applicazione concreta della normativa la cui attuazione spesso è lasciata agli avvocati e ai familiari» dice Lettieri che ormai da anni segue il caso di Carlo. Che è entrato in carcere nel 2000, nel 2004 è finito ad Aversa e in questi 13 anni trascorsi tra Opg e comunità ne ha viste davvero tante. Come nel 2008 quando il suo avvocato scrisse all’allora ministro della Giustizia per segnalare che «il magistrato di sorveglianza, preso atto della circostanza che nessuno rinviene una struttura o una comunità che possa prendere in carica il mio assistito dopo la cessazione della pericolosità sociale, ha prorogato la misura di sicurezza detentiva per ulteriori nove mesi». Altri nove mesi ad Aversa perchè non si trovava una comunità che lo accogliesse. (d.p.)

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