Doppi rimborsi, condannato Caporale

16 Marzo 2019

Due anni e sei mesi all’ex direttore generale accusato di peculato e truffa. All’istituto, parte civile, riconosciuti i danni

TERAMO. Della maxi inchiesta con più indagati scattata nel 2011 per i rimborsi all’istituto Zooprofilattico era rimasto solo il suo nome dopo l’archiviazione di altri tre indagati. Ieri mattina, dopo una lunga istruttoria dibattimentale con decine di testi sentiti in aula, l’ex direttore generale Vincenzo Caporale è stato condannato a due anni e sei mesi per peculato e truffa. Così ha sentenziato in primo grado il collegio presieduto da Franco Tetto (a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini) che ha accolto in toto la richiesta del pm Greta Aloisi, titolare del fascicolo. Per conoscere il perchè bisognerà attendere le motivazioni tra novanta giorni. Per ora c’è l’amarezza dell’avvocato Gennaro Lettieri, difensore di Caporale, che parla «di sentenza ingiusta ed errata» ed annuncia, una volta lette le motivazioni, ricorso in appello. Nella sua lunga ed appassionata arringa Lettieri aveva concluso dicendo: «Bisogna distinguere la prevenzione del giudizio, il sospetto dalla prova, l’impressione dalla riflessione, l’opinione dalla certezza, abbandonando l’accademia delle possibilità, delle verosomiglianze e delle probabilità».
L'inchiesta, che inizialmente vedeva indagati anche altri dirigenti dell'Izs e per i quali è stata disposta l'archiviazione, è quella relativa a presunti rimborsi non dovuti e liquidati in relazione alle trasferte istituzionali a Parigi nella sede dell'Oie, l'organizzazione mondiale della sanità animale di cui Caporale era componente del direttivo oltre che presidente di una commissione scientifica. Oggetto delle indagini, condotte all’epoca dalla guardia di finanza, furono i rimborsi per le spese sostenute nei viaggi istituzionali con l’utilizzo delle carte di credito per pernottamenti e spostamenti in taxi. Secondo l’accusa Caporale si sarebbe fatto rimborsare dall’istituto le spese di soggiorno anche se l’Oie prevede il pagamento delle spese per i suoi componenti. Così era scritto nel capo d’imputazione: «indebitamente avendone la disponibilità per ragione del suo ufficio, di risorse finanziarie dell'ente per un importo complessivo non inferiore e 11.616,13 e, segnatamente, pagava con carta di credito aziendale le spese di soggiorno relative alla trasferte Oie e poi, al rientro della missione, presentava all’istituto la relativa documentazione giustificativa senza comunicarne il già avvenuto rimborso da parte dell’Oie». Caporale si è sempre difeso sostenendo che si sia trattato di un disguido con gli uffici amministrativi e di avere restituito tutto. Lo ha fatto anche in aula, nel corso di una delle ultime udienze ribadendo come gli uffici fossero a conoscenza del rimborso “per diem” erogato dall’Oie ai partecipanti, in quanto scritto sui relativi inviti che venivano protocollati. L’istituto Zooprofilattico, a cui i giudici hanno riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 5mila euro più i danni da stabilire in sede civile, si è costituito parte civile rappresentato in aula dall’avvocato Renzo Di Sabatino.
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