Doppio incarico, via al processo a D’Amico

13 Febbraio 2020

L’ex rettore accusato di indebita percezione di erogazioni: era al vertice dell’università e dell’Arpa

TERAMO. È un processo nato da un giudizio immediato (chiesto dagli stessi imputati) e non servono i tecnicismi giuridici a spiegare quelli che dovrebbero essere tempi brevi, almeno sulla carta: si salta l’udienza preliminare e si va direttamente in tribunale. A un anno e mezzo dalla prima udienza il processo a carico dell’ex rettore dell’ateneo teramano Luciano D’Amico per il presunto caso del doppio incarico è iniziato. Dopo vari rinvii legati al cambio del collegio giudicante per questioni di incompatibilità, ieri il procedimento si è aperto davanti al collegio presieduto da Lorenzo Prudenzano (a latere Francesco Ferretti e Enrico Pompei). Respinte le eccezioni preliminari, così come fatto anche dal precedente collegio, è stato fissato il calendario delle prossime udienze: il 26 si torna in aula con i primi testi. L'inchiesta per la quale D'Amico è a processo(fascicolo del pm Davide Rosati) è relativa al doppio incarico come rettore dell'università e presidente del cda dell'Arpa Spa (e successivamente della Tua, la società unica abruzzese di trasporto). Secondo la ricostruzione della Procura tra agosto 2014 e febbraio 2017 avrebbe percepito indebitamente 57mila euro e questo perché, avendo assunto l'incarico all'Arpa e poi alla Tua (svolto gratuitamente), avrebbe smesso, di fatto, di svolgere l'attività di docente a tempo pieno, requisito che la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di rettore. Da qui l'accusa di indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. All'ex rettore, difeso dagli avvocati Gennaro Lettieri e Tommaso Navarra, la Procura contesta anche il peculato per la consegna, nell'ambito della cerimonia «Welcome Matricole» del novembre 2013, di 10 tablet di proprietà dell'università, a titolo di riconoscimento, al personale tecnico di supporto all'intervento degli artisti Ficarra e Picone.
A processo insieme a D'Amico ci sono anche l'ex preside di Scienze della Comunicazione Stefano Traini, accusato di abuso d'ufficio, e Mauro Mattioli nella sua veste (all'epoca dei fatti) di direttore generale della Fondazione dell'ateneo, al quale viene contestato un episodio di peculato. Traini è difeso dall'avvocato Navarra, Mattioli dall'avvocato Renzo Di Sabatino.(d.p.)
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