Dramè, la famiglia vuole giustizia «Serve chiarezza sull’incidente»

I parenti dell’operaio senegalese morto nel cantiere della chiesa aspettano la riconsegna della salma: «Ibrahima ha avuto una vita difficile, tornerà nel suo Paese di origine e riposerà vicino ai propri cari»
TERAMO. Chiedono di fare piena luce sulla dinamica dell’incidente. Vogliono verità e giustizia i familiari di Ibrahima Dramè, il 24enne operaio senegalese che ha perso la vita la settimana scorsa cadendo da dieci metri mentre stava lavorando senza imbracatura nel cantiere di ricostruzione post-sisma della chiesa di Sant’Agostino. Una famiglia distrutta – i genitori, la moglie e i figli di due anni e mezzo e quasi un anno sono in Senegal, i fratelli in Italia – ma anche impaziente «che emerga la verità su quel giorno», spiega Camila Belen Pennacchi avvocato di Roma nominata dal fratello residente in Toscana e che sta seguendo gli sviluppi delle indagini in attesa della riconsegna della salma di Ibrahima.
A Teramo Pennacchi è rappresentata dalla sua collega Alessia Cognitti e la prima mossa della famiglia è stata quella di nominare una consulente di parte, il medico legale Grazia Fusaro, che ha assistito all’esame che l’anatomopatologo Giuseppe Sciarra ha svolto lunedì pomeriggio e all’esito del quale ha accertato che il giovane migrante è deceduto per un violento trauma cerebrale. Ma l’inchiesta prosegue: sono sei gli avvisi di garanzia per omicidio colposo e lesioni, queste ultime riportate da un collega di Dramè anch’egli coinvolto nell’incidente. Sono stati recapitati, come atto dovuto, all’amministratore unico dell’impresa esecutrice dei lavori “Alba restauri” di Fontanelle di Atri, al direttore dei lavori edili, al progettista e direttore dei lavori, al responsabile del lavori e coordinatore della sicurezza e di salute in fase di progettazione ed esecuzione dei lavori edili. Ma tra gli indagati ci sono anche il responsabile della relazione di calcolo del ponteggio metallico parte sospesa e verifica degli ancoraggi e tabulati di calcolo del ponteggio a sbalzo e il preposto e addetto al montaggio, trasformazione e smontaggio dei ponteggi. «Abbiamo piena fiducia nelle indagini svolte dalla Procura (il pm titolare del fascicolo è Enrica Medori ndc)», prosegue Pennacchi, «l’inchiesta dovrà fare il suo corso e opereremo un costante monitoraggio e una costante valutazione delle fasi per valutare l’evoluzione della vicenda senza escludere la nomina di altri consulenti di parte». Nel frattempo la famiglia, sempre tramite il proprio legale, sta sbrigando le pratiche burocratiche per il rimpatrio della salma. «Ibrahima aveva avuto una vita difficile, piena di sacrifici e non meritava questo destino», conclude Pennacchi, «i familiari vogliono che riposi nella sua terra d’origine e vicino a loro».
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