Droga all’Annunziata, cinque condanne

13 Settembre 2019

Operazione “Fort Apache”: le pene più alte per Antonella Di Febo (otto anni) e Anacleto Di Rocco (sei )

GIULIANOVA. Con cinque condanne a complessivi 26 anni di carcere si chiude, in primo grado, il processo per il maxi spaccio di droga all’Annunziata. Ieri pomeriggio, infatti, il gup Roberto Veneziano ha emesso la sentenza al termine del rito abbreviato condannando a otto anni Antonella Di Febo, a sei anni Anacleto Di Rocco, a quattro anni Dante Di Rocco, a due anni ciascuno i fratelli Fabiano e Matteo Di Febo. Per loro il pm Silvia Scamurra, al termine della requisitoria, aveva chiesto condanne complessive a 31 anni. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Stefania D’Addario, Gianfranco Iadecola, Giuseppe Pantaleone e Filippo Menichetti. L’inchiesta che ha visto finire a processo gli attuali imputati, denominata “Fort Apache”, era scattata nel 2017 e a novembre dello scorso anno aveva portato in carcere dieci persone tra rom e albanesi. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, condotte dai carabinieri del reparto operativo di Teramo e dai colleghi della compagnia di Giulianova, i cinque imputati, insieme ad altre persone che hanno definito la propria posizione separatamente, avrebbero messo su un vasto e fiorente giro di spaccio lungo la costa teramana, con baricentro nella città di Giulianova. Lo stupefacente, in particolare, sarebbe arrivato dai Balcani, per poi essere riversato a fiumi sul territorio della provincia di Teramo. Durante le indagini i carabinieri erano riusciti ad individuare anche il deposito utilizzato per nascondere la droga e avevano sequestrato, nel corso di una sola operazione, 7 chili di eroina e 1 chilo di cocaina, oltre a tutta la strumentazione necessaria per il confezionamento degli stupefacenti. Ingente, secondo gli inquirenti, la quantità di denaro che girava intorno al vasto giro di spaccio. Tanto che il sodalizio criminale, con i proventi dell’attività, avrebbe acquistato case e organizzato banchetti e cerimonie costosissime. Come quella per un battesimo, con centinaia di invitati ad un banchetto costato quarantamila euro. Gli altri impuntati non comparsi nel procedimento davanti a Veneziano hanno definito con altri riti.(d.p.)
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