Droga della camorra Via agli interrogatori per gli 11 arrestati

19 Marzo 2018

Chili di cocaina e hascisc ogni settimana da Napoli spacciati sulla costa in collaborazione con rom e albanesi

TERAMO. L’indagine sulla droga della camorra nel Teramano non è ancora chiusa, ma per i primi procedimenti giudiziari il tempo scandisce tappe obbligate. Domani, infatti, in carcere cominceranno gli interrogatori di garanzia per rogatoria. Gli indagati potranno dare la loro versione dei fatti o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Intanto lo scenario che emerge dalla voluminosa ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip dell’Aquila Guendalina Buccella conferma, per l’ennesima volta, di come ormai da tempo esponenti di clan camorristici abbiano scelto il Teramano per gestire grossi traffici di droga con la collaborazione di esponenti della malavita albanese e di alcune grosse famiglie rom. Nell’ordinanza ci sono storie che sembrano uscite dalle trame di “Gomorra” e che raccontano di un’organizzazione pronta a fare di Alba e Martinsicuro le basi operative di un traffico che ogni settimana poteva contare sull’arrivo di grosse partite di droga da Napoli, così ingenti da riuscire a soddisfare il mercato della costa teramana e marchigiana (in totale i carabinieri hanno sequestrato due chili di cocaina e quattro di hascisc). Complessivamente sono 44 gli indagati a dimostrare la capillarità di un’associazione in cui, scrive il magistrato, «Umberto Schettino (48enne napoletano in carcere da febbraio (ndr) ,dimorante stabilmente in Corropoli, risulta ricoprire il ruolo di promotore, nonchè colui che mantiene i contatti con i rifornitori dello stupefacente presenti in Napoli e provincia. Egli ricopre il ruolo di sodale all’interno del clan camorristico Contini, attivo e radicato a Napoli, particolarmente dedito al traffico di sostanze stupefacenti». Ed è in una dettagliata ricostruzione che il giudice, nell’accogliere le richieste d’arresto del pm della Procura distrettuale dell’Aquila David Mancini, mette nero su bianco il modus operandi dell’associazione uguale, in tutto e per tutto, a quello della camorra. Finanche, scrive il magistrato, «il reperimento e il sostenimento di spese legali, nonchè il mantenimento economico dei familiari dei soggetti tratti in arresto mediante versamento della paga settimanale durante i periodi di detenzione in istituti di pena, da parte dei sodali».
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