Droga, gli arrestati non parlano

Non rispondono al giudice i dieci accusati del maxi traffico di eroina e cocaina all’Annunziata
GIULIANOVA. Per ora la strategia difensiva è quella del silenzio. A tre giorni dal mega blitz antidroga nei quartieri dell’Annunziata e della Rocca i dieci arrestati hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere nel corso degli interrogatori che si svolti ieri mattina in carcere davanti al gip Domenico Canosa (per quelli detenuti a Castrogno) e per rogatoria (per gli indagati raggiunti dalle misure fuori regione e quindi portati in altre strutture penitenziarie).
Pesante l’accusa contestata dalla Procura (il pm titolare del fascicolo è Silvia Scamurra): un patto tra clan albanesi e rom per la gestione del mercato della droga sulla costa. Con chili di droga nascosti in case diventate fortini con tanto di pit-bull a guardia, telecamere e filo spinato, fiumi di denaro con cui comprare appartamenti ma anche organizzare battesimi e banchetti da quarantamila euro con centinaia di invitati e piccole star dello spettacolo.
Eroina e cocaina arrivavano dall'Albania per essere acquistate all'ingrosso alle diverse famiglie rom, ognuna con un proprio territorio di riferimento, che le custodivano nelle loro case (i carabinieri nel blitz di mercoledì hanno trovato quasi nove chili tra eroina e cocaina) e a loro volta le rivendevano ai numerosi clienti. Fiumi di droga che rappresentavano per gli indagati una fonte di reddito rilevante, tanto da poter permettere loro di ostentare un altissimo tenore di vita. Con i soldi ricavati venivano infatti comprate case, organizzati banchetti e cerimonie da decine di migliaia di euro. E soprattutto ci si garantiva una costante riserva di liquidità nascosta in casa. Tanto che in un'abitazione gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato ben 40mila euro nascosti nel forno. Nell'inchiesta che non sono coinvolti solo i destinatari delle misure. L'indagine, infatti, investe anche altre 13 persone: un albanese di 21 anni attualmente irreperibile, e altre 12 persone denunciate. In realtà la Procura aveva chiesto la misura cautelare per 16 persone, ma il gip ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari solo per 11 indagati. I cinque che hanno evitato l’arresto sono rom e parenti italiani di rom residenti in provincia di Teramo. Tutti sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
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