Due biglietti di Santoleri padre «Sono stato io, non Simone»

14 Luglio 2020

A sorpresa i difensori del figlio consegnano alla corte gli scritti trovati nell’abitazione di Giulianova Il consulente di parte: «La firma di Giuseppe è autentica». Ai giudici chiesta una perizia grafologica

TERAMO. La difesa cala l’asso nella manica in una delle ultime udienze di un processo ormai alle battute finali. E anche se appare scontato che dovrà essere una perizia grafologica disposta dalla corte ad accertarne l’autenticità e la paternità, è altrettanto evidente come due scritti spuntati a sorpresa in cui il padre si autoaccusa del delitto e scagiona il figlio siano destinati a introdurre nuovi elementi in una istruttoria che sembrava ormai avviata alla fine.
Soprattutto perché arrivano dopo che papà Giuseppe Santoleri in un interrogatorio reso in carcere al pm Enrica Medori (durante le indagini preliminari e quindi molto prima del processo) ha accusato il figlio Simone di aver ucciso la mamma, la pittrice Renata Rapposelli, il cui cadavere è stato ritrovato dopo quasi due mesi dalla scomparsa in una scarpata di Tolentino, con i due uomini finiti sotto accusa per omicidio volontario aggravato.
Le parti di quel verbale in cui Giuseppe accusa Simone sostenendo di non averlo fatto prima perché minacciato dal figlio non sono state ammesse agli atti dell’istruttoria. Si tratta di accuse non ripetute in aula visto che Santoleri padre all’epoca ha deciso di non sottoporsi all’esame da imputato. Cosa, invece, fatta da Simone che davanti alla corte ha respinto ogni accusa.
I due scritti, che gli avvocati Gianluca Reitano e Gianluca Carradori sostengono di aver trovato nell’abitazione di Giulianova su indicazione del loro assistito Simone, sono appunti sul retro di una prescrizione medica e sul foglio di un quadernone. Il primo, che non è firmato, molto probabilmente risale al periodo in cui Giuseppe, prima dell’arresto, cercò di togliersi la vita con dei farmaci. Si legge: «Mi tolgo la vita per non soffrire. Mio figlio non c’entra nulla. Simone non ha colpe». Nel secondo, quello con una firma, si legge: «Sono stato io. Non ce la facevo più. Mi sono ammalato per tutti quegli anni passati brutti. Mi sentivo sempre solo. Non mi capiva nessuno e io peggioravo. Finchè ho incontrato te Simone che mi hai ospitato, che mi stai curando e mi stai vicino come figlio, come un dottore. Se non c’eri tu io non so che fine facevo».
Secondo il consulente della difesa, il grafologo Fausto Maselli che ieri è stato sentito in aula, è certo che i due scritti siano della stessa persona e c’è un’altissima probabilità che la firma sia di Giuseppe Santoleri dopo che ha provveduto a compararla su quella posta dall’uomo su documenti firmati in precedenza. Va detto che la difesa di Giuseppe (rappresentata dall’avvocato Alessandro Angelozzi ieri sostituito in aula dall’avvocato Luigi Gialluca) ha chiesto che i giudici dispongano una perizia grafologica sugli scritti e la corte (presieduta da Flavio Conciatori, a latere Lorenzo Prudenzano) su questo si è riservata dopo aver prorogato i termini della custodia cautelare per padre e figlio, il primo in carcere a Teramo e il secondo a Pescara. Molto probabilmente la riserva sarà sciolta in occasione della prossima udienza in programma il 23 luglio. Intanto in quella di ieri l’avvocato Annamaria Augello (che rappresenta l’altra figlia di Giuseppe che si è costituita parte civile) ha chiesto il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili dei due imputati.
Resta in piedi (anche su questo la corte non ha ancora sciolto la riserva) la richiesta fatta dai difensori di una autopsia bis. La sentenza, molto probabilmente, tra settembre e ottobre.
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