Due ex mariti assolti dall’accusa di maltrattamenti
Le mogli denunciano minacce e botte dopo la separazione Ma a processo le loro dichiarazioni si rivelano di fantasia
TERAMO. Ci sono sempre delle eccezioni. Stalking, persecuzioni, maltrattamenti di solito hanno sempre come vittime le donne. Ma può accadere che i ruoli siano invertiti o che un uomo venga accusato di atti persecutori inesistenti. Due casi del genere sono avvenuti a Teramo.
Il primo caso riguarda un uomo di cinquant’anni che vive in una condizione di indigenza in una roulotte nelle campagne a pochi chilometri da Teramo. Un uomo che si è separato dalla moglie quando le figlie, oggi maggiorenni, erano ancora adolescenti. La casa è stata considerata casa familiare e quindi assegnata a moglie e figlie. La fine del matrimonio ha causato un tracollo nella vita dell’uomo, che in poco tempo si è ritrovato senza casa, ha perso il lavoro da muratore e ha iniziato a bere. E ha cominciato a non pagare l’assegno di mantenimento delle figlie. A quel punto la moglie l’ha denunciato per maltrattamenti in famiglia. Diceva che la minacciava, creandole uno stato di paura. L’uomo, difeso dall’avvocato Ilaria De Sanctis, ha affrontato tre processi. Ed è stato sempre assolto. E alla fine, ironia della sorte, si è scoperto che la moglie lo tempestava di telefonate a dir poco “roventi” per chiedergli gli alimenti.
Ancora più fantasiosa un’altra ex moglie che ha presentato una serie di quattro querele molto circostanziate nei confronti del suo ex. Nelle denunce per maltrattamenti si citavano anche dei testimoni come la vicina che accudiva ai figli della coppia o il datore di lavoro di lui. Davanti alla vicina lui avrebbe detto «Se non la smetti ti ammazzo», e in una festa a casa del datore di lavoro lui l’avrebbe riempita di insulti e minacce. In un’altra querela lei ha citato un referto del pronto soccorso per la frattura del setto nasale a causa di una caduta dalle scale, dicendo che in realtà era lui che l’aveva picchiata. A questo punto è scattala la rete di protezione e lui ha potuto vedere i figli, all’epoca di 8 e 11 anni, solo sotto il controllo delle assistenti sociali. Per scoprire poi che gli stessi testimoni citati da lei hanno smentito i fatti, dicendo di non aver assistito ad alcun maltrattamento. Anzi, in sede processuale – l’uomo era assistito dall’avvocato Ilaria De Sanctis – anche le assistenti sociali hanno fatto una relazione positiva. L’uomo è stato poi assolto dall’accusa di maltrattamenti.
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