Duomo pieno per la lettera di Leuzzi

Il vescovo presenta a fedeli e autorità la sua prima pastorale. Il messaggio: «La Chiesa ha senso solo se opera nella società»
TERAMO. Un evento che non s’era mai visto prima a Teramo. La presentazione della prima lettera pastorale del vescovo di Teramo-Atri Lorenzo Leuzzi (“L’oggi di Dio e l’oggi dell’uomo”) si è svolta ieri sera in cattedrale, presenti centinaia di fedeli e un impressionante schieramento di autorità comunali, provinciali, regionali e nazionali, ed è stata una presentazione a più voci che ha coinvolto direttamente anche dei laici, in particolare il neo rettore Dino Mastrocola e il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, chiamati dal vescovo a parlare rispettivamente di “carità intellettuale” e “carità politica” subito dopo che don Igor Di Diomede, direttore della Caritas, aveva parlato di “carità samaritana”. A conclusione della cerimonia, subito dopo l’esortazione del vescovo ai fedeli, la lettera è stata consegnata sia ai rappresentanti della società civile che a quelli della comunità religiosa.
Insomma, con l’evento di ieri sera Leuzzi ha confermato l’impressione data fin dal suo arrivo: è un vescovo-manager, uno per il quale la Chiesa non può assolutamente estraniarsi dalla società ma deve «porre mano al superamento di quella fase di transizione, sia ecclesiale che socio-culturale, da tutti evocata, ma mai definita e superata. Siamo tutti invitati a entrare pienamente nel tempo della vera modernità». Così scrive nella lettera pastorale, aggiungendo: «Le nuove generazioni attendono dalla Chiesa una risposta significativa e adeguata». Solo parole? A quanto pare no. Nella lettera Leuzzi esorta «tutte le comunità della diocesi ad accompagnare i giovani che, per motivi di studio o di lavoro, lasciano la nostra terra». Ovvero: i servizi della pastorale giovanile e universitaria promuoveranno «occasioni di incontro dei nostri giovani nelle comunità accademiche e di lavoro che frequentano e nelle occasioni di ritorno in diocesi, sollecitando altresì le istituzioni della regione a facilitarne il ritorno nelle comunità di origine valorizzando le loro competenze». Il vescovo, insomma, prova a fermare la fuga dei cervelli.
Leuzzi annuncia inoltre «l’apertura di un centro di teologia per laici, dedicato a San Paolo VI», e – confermando una grande attenzione per le nuove generazioni – la promozione di «una nuova cultura dell’imprenditorialità» attraverso itinerari di orientamento post-maturità ed eventi di formazione rivolti ai giovani.
C’è anche dell’altro, nella pastorale di Leuzzi. Ma il succo è che il vescovo vuole una Chiesa del fare, nella quale carità e compassione si traducono in opere. «Il mondo ha bisogno di sapere che il Risorto è in mezzo a noi», ha detto nell’esortazione finale, «tutto il resto è secondario. Noi siamo Chiesa non per noi. Non siamo un club di uomini spirituali, né un centro sociale. Papa Francesco ci parla continuamente di epoca del cambiamento, noi siamo chiamati a realizzarlo. Io ho visto fallire tanti progetti e tante iniziative, la mia lettera è un invito a riconoscere il Risorto tra noi perché senza di lui fallisce tutto».
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