«Ecco perché nel comitato Teramo Est c’è divisione»

4 Maggio 2019

TERAMO. «Non è una guerra personale, chiediamo il rispetto delle regole». Michele Rajola e Giampiero Cordoni, vicepresidente e membro del comitato di quartiere Teramo Est, spiegano così l’aspro...

TERAMO. «Non è una guerra personale, chiediamo il rispetto delle regole». Michele Rajola e Giampiero Cordoni, vicepresidente e membro del comitato di quartiere Teramo Est, spiegano così l’aspro confronto in corso con la presidente Anna Di Ottavio. Quest’ultima, secondo loro, avrebbe assunto un atteggiamento autarchico, ai limiti del dispotismo, ignorando le disposizioni contenute nel regolamento che disciplina il funzionamento dell’organismo eletto alla metà del settembre scorso con suffragio universale.
«Siamo stati messi all’angolo», spiega Rajola, «non più interpellati». Il sospetto dei due esponenti del comitato è che la presidente voglia trasformare l’organismo di partecipazione diretta dei cittadini di Colleatterrato e Villa Pavone in un’associazione che restringa ai soli soci l’eleggibilità nelle cariche interne. Questo sarebbe l’effetto dell’iniziativa adottata di recente da Anna Di Ottavio. «Ha proposto una bozza di statuto che stravolge il comitato», spiega Rajola, «cambiandone le funzioni».
Intanto è stato convocato un tavolo di lavoro dedicato all’argomento che però il vicepresidente e Cordoni ritengono l’ennesima forzatura da parte di Anna Di Ottavio. Secondo loro la presidente, a norma di regolamento vigente, è decaduta dall’incarico in quanto non ha convocato l’assemblea entro i termini fissati per esaminare una serie di punti segnalati dai cittadini. A farlo è stato invece Rajola, che ha diramato la convocazione per lunedì. «Mi sono attenuto al regolamento», osserva il vicepresidente, «in caso contrario sarei decaduto anch’io».
La correttezza del comportamento di Rajola, a suo dire, è stata accertata anche dalla commissione di garanzia formata da componenti esterni al comitato per verificarne la regolarità dell’attività. «Non è un colpo di Stato», chiarisce Cordoni, «abbiamo solo sollecitato il rispetto dei principi della democrazia partecipativa». Di Ottavio, dunque, dovrebbe rientrare nei ranghi annullando la riunione che sarebbe stata convocata al di fuori delle regole condivise dal comitato e da chi l’ha eletto.
«Se poi partecipa all’assemblea di lunedì», conclude Rajola, «è sempre lei la presidente». (g.d.m.)
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