Economia, la ripresa non si vede «Imprese oberate da tasse locali»

Per il direttore di Confindustria nella prima metà dell’anno i dati provinciali saranno in peggioramento «Soprattutto la Tari a Teramo è il doppio che altrove. Alla Team troppi impiegati e pochi operai»
TERAMO. Il 2015 dovrebbe essere l’anno della ripresa. Previsione che gli ottimisti facevano anche per il 2014 e, prima, per il 2013. Il direttore di Confindustria, Nicola Di Giovannantonio, analizza la situazione del tessuto economico provinciale, dei suoi vulnus e delle prospettive di ripresa.
Direttore, come vede l'economia provinciale?
Non bene. Almeno, per il primo semestre 2015 prevedo un ulteriore peggioramento dei dati economici con riflessi negativi anche sull'occupazione. Del resto, l'economia della provincia riflette il trend nazionale che vede una disoccupazione crescente (oltre il 13%) che per i giovani si attesta ormai alla soglia del 44%. Tanto per dare una cifra a livello nazionale, le ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e deroga autorizzate fino al 30 novembre sono più di un miliardo. Impressionante.
Quali sono i punti di maggiore criticità delle imprese provinciali?
Corriamo il rischio di ripeterci: l'economia della provincia può essere definita "duale", ovvero ci sono imprese che corrono, sono presenti sui mercati internazionali, fanno ricerca e innovazione, e imprese che soffrono perchè non fanno nè l’una nè l’altra. Le imprese provinciali registrano anche una difficoltà di accesso al credito e non sottovaluterei l'eccessiva tassazione di tributi locali - Imu, Tasi e Tari, specie per le imprese del comune di Teramo - ormai a livelli non più sopportabili. A queste difficoltà va ad aggiungersi una burocrazia asfissiante e sempre più deleteria. E sappiamo che l'eccesso di burocrazia è una delle cause del dilagante fenomeno della corruzione.
Quali delle tre tariffe locali pesa di più sulle imprese?
Sicuramente la Tari, specie nel comune di Teramo, la cui tariffa è doppia (in alcuni casi anche tripla), rispetto a quelle di altre città abruzzesi. Il paragone non regge con i comuni limitrofi, dove la tariffa è decisamente più bassa.
Con una Team completamente pubblica, la tariffa potrebbe diminuire?
La risposta più immediata è che sarebbe meglio evitare, però aggiungo che non è questione di società privata o pubblica, occorrerebbe invece che la gestione fosse economicamente sostenibile ed improntata all'efficienza. La società in questione, dal punto di vista gestionale, non sempre si è ispirata a tali principi e oggi ne paghiamo le conseguenze. Non sta a me indicare soluzioni agli amministratori – che hanno sufficiente cultura d'impresa per agire– ma da esterno credo che la Team avrebbe bisogno di un nuovo piano industriale e di una riorganizzazione per incrementare l'efficienza e ridurre i costi gestionali. La società (dati pubblici al 31 dicembre 2013) non può mantenere nel tempo un rapporto di un impiegato ogni quattro operai circa. Oltretutto,non si può pensare che imprese e cittadini - in un momento di grande difficoltà - possano continuare a pagare una tariffa così elevata.
Concretamente ci sono margini perché l'economia provinciale riparta?
Non ho la sfera di cristallo, l'economia provinciale obiettivamente soffre da sei anni e ora è in deflazione come il resto del Paese, diminuzione generalizzata dei prezzi, bassa propensione agli acquisti. Tutto questo, genera una bassa crescita e un Pil che tende a contrarsi, con riflessi negativi sui redditi delle famiglie e sul piano occupazionale. Genera anche minori entrate tributarie e, quindi, un aumento del debito pubblico. Per uscire da questa forma di depressione occorre che la Bce immetta liquidità nel sistema o acquisti i titoli del debito pubblico degli stati sovrani. E il governatore Draghi va in questa direzione.
In conclusione, vorrei che fosse chiaro un concetto: l'economia può sicuramente ripartire, ma occorre mettere in campo da parte del pubblico le riforme vere che possono agevolare la vita agli imprenditori. E che gli imprenditori cambino passo: devono investire in ricerca e innovazione e guardare sempre di più ai mercati internazionali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

