«Edificazioni selvagge, giustizia negata»

2 Marzo 2016

Roseto, la rabbia di chi si è opposto ad ampliamenti giudicati abusivi ma non riesce a farli demolire

ROSETO. «Questi signori si lamentano solo ora che hanno ricevuto la sentenza sfavorevole, ma nel momento in cui costruivano murandoci vivi non si facevano nessuno scrupolo ma anzi con arroganza sostenevano, così come riscontrabile negli atti difensivi depositati, di essere nel giusto e che il titolo rilasciato dal Comune era del tutto lecito». Non si è fatta attendere la versione della controparte, cioè di chi ha subìto le edificazioni in base a permessi rilasciati dal Comune senza tener conto delle distanze tra costruzioni in base alla norma nazionale. La questione è stata portata alla luce da una coppia di coniugi che ha sopraelevato la propria abitazione a un piano di cui ora il giudice ha decretato l’abbattimento. Ma a replicare non è il vicino che si è rivolto al tribunale, bensì un altro rosetano che si trova a vivere una vicenda analoga, come peraltro ce ne sono molti altri in città. Si legge nella nota del cittadino che ha preferito restare anonimo: «Non si è sentita l’altra campana, e cioè di tutti coloro che hanno subìto costruzioni in ampliamento a soli tre metri di distanza dalle proprie vedute, come nel mio caso in cui il sottoscritto, unitamente ad altri condòmini, ha intrapreso ben 17 anni fa azione legale per l’immobile di fronte al nostro costruito senza rispettare le distanze tra costruzioni. E ancora oggi non vede la conclusione, nonostante due gradi di giudizio giunti entrambi alla medesima conclusione: l’edificio va abbattuto».

Si sono dunque venute a creare due fazioni: una che ha costruito non rispettando le norme, nonostante la concessione del Comune; l’altra che ha subìto il danno tanto che il tribunale ha stabilito la demolizione del nuovo edificato. Ma nonostante le sentenze, in un caso addirittura di secondo grado, tutto è ancora fermo e le ruspe non sono ancora entrate in azione. I primi puntano il dito contro il Comune, accusato di aver rilasciato permessi a costruire nonostante la norma sostenesse il contrario. O meglio, veniva rilasciata in deroga, cioè salvo diritto di terzi. Come dire: se nessuno dice niente, va bene così. C’è invece chi si è opposto, anche perché danneggiato dalle nuove costruzioni, ma non riesce ancora a ottenere giustizia benché in presenza di sentenze. «In merito alle responsabilità del Comune», scrive ancora il cittadino danneggiato, «voglio solo segnalare che, almeno nel mio caso, la corte d’appello dell’Aquila ha sentenziato che nessuna responsabilità può essere imputabile al Comune di Roseto e ora sarebbe il colmo che loro non dovessero abbattere le costruzioni illecite e noi subirne i danni». Federico Centola

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